La settimana scorsa è iniziato un percorso a cura di Laputa Associazione culturale nelle classi del Liceo Statale Ignazio Vian di Bracciano. E’ il primo dei progetti di educazione diffusa avviati quest’anno, e si incentra sul contrasto al bullismo e cyberbullismo, da coniugare, in seguito, con l’allestimento di una mostra di “mostri” prodotti dagli studenti del Vian sotto la guida degli educatori e degli esperti di Laputa e dell’autore Luigi Cecchi. La mostra sarà improntata sul modello di Mostri&DiMostri su cui, oltre che sul nostro blog, trovate un bel commento su Comune-info, e accompagnata da un allestimento della mostra di Luigi Cecchi.

Il primo incontro si è incentrato sulla capacità di “lettura” dei testi scritti e delle interazioni orali, e soprattutto sul riconoscimento degli atteggiamenti passivo-aggressivi nelle interazioni quotidiane, tra cui l’uso dei luoghi comuni per mascherare atteggiamenti di rifiuto, di allontanamento dalla realtà e di deresponsabilizzazione verso noi stessi, le nostre relazioni, e in ultima analisi, verso la società nel piccolo e nel grande.

Gli incontri sono accompagnati dalla produzione di materiali informativi e didattici, alcuni dei quali messi a disposizione sulle pagine web del Liceo Vian, accessibili sia agli studenti che agli insegnanti e alle famiglie, nell’ottica di un’azione condivisa e partecipata, nonché dell’autonomia delle ragazze e dei ragazzi nella gestione e nel riconoscimento delle dinamiche di manipolazione e bullismo.

Per esempio, grazie a delle efficaci vignette ad opera di Luigi Cecchi, si affronta da subito la sostanziale equivalenza tra bullismo e manipolazione.

Vignetta di Luigi Cecchi per ZerOmagazine2017

Il bullismo
Bullismo è una parola “copiata” dall’inglese. Bullying vuol dire “sopraffare”, trattare con prepotenza, umiliare. La cosa grave è quando questi brutti comportamenti ci fanno sentire inferiori o, se siamo noi a trattar male gli altri, ci fanno perdere di vista quello che davvero vorremmo. Tutti i comportamenti legati al bullismo hanno a che fare con la “manipolazione”.
Manipolazione è quando “induco qualcuno a fare qualcosa o a essere in un modo in cui non vuole essere”.
Questo può accadere tramite

atti fisici (più facili da riconoscere, ma non sempre raccontati)

atti che possiamo chiamare “psicologici” (talvolta molto difficili da riconoscere),

In entrambi i casi le strategie migliori sono legate alle relazioni con gli altri. Da una parte, è fondamentale che chi subisce prepotenze fisiche o psicologiche venga aiutato ad esprimersi, e che abbia dei rapporti in cui si sente “al sicuro”. Non si intendono con questo solo i rapporti familiari, ma anzi soprattutto dei rapporti amicali di reciproca cura e affetto e di costanza. Questo tipo di rapporti vanno riconosciuti e incoraggiati dalle famiglie, che possono, se rese consapevoli, aiutare anche i ragazzi a distinguere quali rapporti “amicali” sono invece caratterizzati da ricatti morali e sopraffazioni. Purtroppo accade spesso che siano le famiglie stesse ad attuare questi meccanismi, motivo per cui è particolarmente importante che ci si informi e si lavori su queste dinamiche.

La manipolazione.

Una delle più frequenti tecniche di “violenza psicologica” è la manipolazione, volta al controllo e all’abbassamento dell’autostima e dell’autonomia della vittima. A volte l’azione è riconoscibile, altre volte meno. L’unica strategia possibile, come in tutti i fenomeni di prepotenza, è costruire relazioni e quotidianità sane e autentiche, che almeno possono aiutare a riconoscere o denunciare le fasi in cui il manipolare allontana la vittima dalla sua realtà. La manipolazione, nonostante sia un fenomeno sempre più diffuso, è spesso sottovalutato e difficilmente riconoscibile, e si può manifestare in tutte le relazioni con coinvolgimento emotivo: nelle relazioni sentimentali, nei rapporti di lavoro, nelle amicizie, nei rapporti familiari. Questo a prescindere dalla condizione psicologica di partenza delle persone coinvolte. È vero però che le persone più empatiche, con insicurezze relazionali e personali, che nella vita hanno vissuto questo tipo di relazioni in famiglia, ad esempio, o anche meno allenate al pensiero critico sono più facilmente vittime di queste situazioni. Per esempio, quindi, avere la possibilità di abituarsi a discutere le proprie conoscenze e convinzioni, stabilire rapporti di dialogo, abituarsi a stare in un gruppo di amici che passa il tempo libero con attività culturali o comunque costruttive, mette al riparo da molti tranelli dei manipolatori. Anche leggere molto e studiare, imparare ad apprezzare e a godere della propria conoscenza, sono attività che stimolano il pensiero critico e il dubbio.

Sul sito del liceo Vian, alla pagina dedicata al contrasto al bullismo e al cyberbullismo, si può scaricare un documento di approfondimento (il primo di una serie) che entra più nello specifico rispetto alle fasi della manipolazione, utile a fare dei raffronti essenziali su situazioni che tutti potremmo trovarci a vivere.

Le slides appositamente create di volta in volta dal team di Laputa per gli incontri del progetto stimolano la riflessione e aprono domande e discussioni, in maniera diretta e semplice:

Come potete riconoscere uno stadio semplice di prepotenza?

Vi sembrano valide e verosimili le reazioni del vostro manipolatore, perché siete bisognosi di conquistare la sua approvazione, per una questione di tranquillità. Se un vostro amico vi dice: “sto bene con lui/lei/loro perché sto tranquillo e non devo pensare a niente”, probabilmente c’è qualcosa che non va. Attenzione: – Se qualcuno fa notare che il prepotente/ manipolatore si comporta male e lui/lei lo vengono a sapere, quel qualcuno sarà automaticamente giudicato manipolatore o superbo e il manipolatore si trasformerà in una vittima “ma che ho fatto io per meritare il giudizio”? Il rovesciamento è la prima tecnica di manipolazione (“sono tutti cattivi e non mi accettano”; “tutti i vostri amici mi giudicano e non capisco che ho fatto” è una tipica frase manipolativa).

Il progetto proseguirà trattando nello specifico i fenomeni di cyberbullismo e poi analizzando tutte le abitudini che conducono a non percepire gli atteggiamenti passivo-aggressivi e di manipolazione a livello micro e macrosociale, lavorando dunque sull’analisi della realtà, dei rapporti, delle categorie, sul contrasto del pensiero debole e delle paure indotte e sulla possibilità di ciascuno studente di farsi promotore di dinamiche di contrasto al bullismo e al cyberbullismo.

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