Luigi Cecchi – Mostri e Di-Mostri

“Gli verrà detto che per lui le cose sarebbero più facili stando “tra quelli come lui” e così imparerà che la concezione che aveva di sé era sbagliata e che questo modo di essere, più limitativo, è quello reale” (E. Goffman)

Negli ultimi tempi molti artisti pop si sono confrontati con il tema della mostruosità, talvolta utilizzando il leitmotiv per rappresentare sentimenti negativi, talvolta paure, talvolta fantasie. In collaborazione con l’autore Luigi Cecchi, Laputa ha creato l’evento Mostri & Di-Mostri, un evento-mostra modulabile e che si arricchirà nel tempo di nuove riflessioni ed espressioni artistiche dell’autore. La mostra rappresenta anche l’ispirazione per uno dei possibili percorsi del nostro progetto per persone con fragilità “Fumetto, illustrazione e stigma”, che trovate qui. I testi qui riportati sono i testi illustrativi per la mostra, ideati appositamente per l’evento da Paola Del Zoppo. Ve la presentiamo in alcuni post, partendo da oggi, perché possiate fruire anche a distanza, seppure in forma ridotta, delle riflessioni e della sinergia tra testo e immagini della mostra.

 

Perché abbiamo creato mostri? Lo stigma, l’anomia, l’idea di “devianza” sono concetti che la società crea per difendere una propria stabilità. Il mostro è un mostro perché io lo ho reso tale per me, perché mi crea fatica gestire il conflitto in maniera creativa. Chi non ha un occhio è un mostro? Chi non riesce a camminare è un mostro? Chi è anziano, chi non è autonomo… Qui si rivela il grande inganno della società di oggi, la proposta di relazioni sempre più rarefatte. […] Invece di valorizzare le relazioni durature e autentiche, che rendono possibile andare oltre gli stigmi e accogliere la diversità come forma di unicità e bellezza, immersi nella manipolatoria concezione della superiorità di chi “impara a stare da solo” ci rendiamo sempre più deboli e vittime di un sistema di poteri piccoli e grandi che fa delle separazioni il suo punto di forza. Le relazioni non normalizzate non rappresentano identità sociale, e per contenerne l’evidente esistenza la società ha creato l’immagine riflessa di una libertà trasgressiva, riconducendo la trasgressione alla norma. Il percorso di regressione culturale e sociale ha staccato l’individuo dalla sua sfera emotiva, subordinando innanzitutto i sentimenti amorosi all’attrazione fisica ed eventualmente al raggiungimento di uno scopo sociale, come per esempio la dimostrazione di un avvenuto passaggio all’età adulta, che non ha rispondenze emotive e cognitive riscontrabili. Il messaggio degli uccisori di mostri arriva chiaro e inequivocabile: se si vuole essere felici, bisogna essere simili. Rivelare il limine sottile tra camuffamento e felicità indotta è compito dell’arte. (da P. Del Zoppo, Mostri e Di-mostri, p. 1; a lato: Mostro palloncino)

Luigi Cecchi ritaglia dalla sua mente i mostri delle condizioni marginali ed evidenzia la violenza della stigmatizzazione e la mostruosità del normale. Da alcuni spunti di Jacopo Masini, scrittore ed editore a sua volta, Luigi Cecchi ha ideato una serie di mostri quotidiani, che con ironia e coraggio mettono in risalto le contraddizioni di una società stanca e con pochi stimoli. I i testi di accompagnamento di Paola Del Zoppo svelano la profondità di uno sguardo che gioca sull’ingenuità per svelare connessioni talvolta inaspettate tra realtà e immaginazione, laddove la prima non solo è subordinata, ma viene rivelata come creazione della seconda. L’unico mondo che abbiamo è il mondo immaginato, è ciò che la camera oscura dell’anima proietta sul foglio bianco. Così l’immaginazione è un processo di formazione del sé che prende forme diverse, più autentiche del reale. I mostri sono dunque un linguaggio, innanzitutto, un sistema di segni artistici, in questo caso, che deve farci riflettere sulla nostra collocazione nella quotidianità.

“Quanti sono i mostri che abitano il nostro quotidiano? I mostri sono mutati o non mutati? La metamorfosi è del mostro o di chi non lo sembra? Queste sono solo alcune delle questioni su cui proponiamo di riflettere con una piccola mostra di un artista che si è interrogato sulla convenzionalità delle categorizzazioni, in un lungo percorso di reazione agli input del sociale. Sull’orlo del cedimento al mercato della reificazione dei corpi, una reazione estrema è lo sfogo della fantasia, che, sola, può mettere in discussioni i mostri della realtà. Può una creazione essere “mostruosa”? Se sì, ha quindi la creazione una pretesa morale? Se così è, l’unico spazio morale dell’arte è il superamento delle convenzioni, l’apertura di spazi di riflessione che vadano al di là delle concezioni stigmatizzanti o di stigma rovesciato, cioè di valorizzazione di ciò che appare normale.

(Da P. Del Zoppo, Mostri e Di-mostri, p. 1; a lato: Il mostro Ernesta)

 

Per definizione, crediamo naturalmente che la persona con uno stigma non sia proprio umana. Partendo da questa premessa, pratichiamo diverse specie di discriminazioni, grazie alle quali gli riduciamo, con molta efficacia anche se spesso inconsciamente, le possibilità di vita. Mettiamo in piedi una teoria dello stigma, una ideologia atta a spiegare la sua inferiorità e ci preoccupiamo di definire il pericolo che quella persona rappresenta talvolta razionalizzando un’animosità basata su altre differenze, come quella di classe […] L’individuo stigmatizzato tende ad avere le stesse credenze, riguardo all’identità, che abbiamo noi. Questo è un fatto fondamentale. Le sue più profonde convinzioni riguardo a ciò che egli è possono costituire il suo senso di essere una «persona normale», un essere umano come chiunque altro, una persona dunque che merita opportunità e riconoscimenti. In realtà, comunque si voglia dire, egli basa le sue richieste non su ciò che ritiene sia dovuto a tutti, ma solo a coloro che fanno parte di una categoria sociale di cui egli è membro, per esempio tutti quelli della sua età, sesso, professione e così via.” (E. Goffmann)

I mostri sono dunque un linguaggio, innanzitutto, un sistema di segni artistici, in questo caso, che svela connessioni talvolta inaspettate tra realtà e immaginazione, laddove la prima non solo è subordinata, ma viene rivelata come creazione della seconda. L’unico mondo che abbiamo è il mondo immaginato, è ciò che la camera oscura dell’anima proietta sul foglio bianco. Così l’immaginazione è un processo di formazione del sé che prende forme diverse, più autentiche del reale.” (da P. Del Zoppo, Mostri e Di-mostri, pag. 2)

Mostro Fuoriposto

Il percorso si pone in continuità con una serie di disegni che Luigi Cecchi ha preparato per i suoi fumetti parodistici – Drizzit in particolare (ed. Shockdom) – e per il gioco di ruolo associato al fumetto stesso (minig4m3s Studio), e lascia anche intravedere un problema di ricezione del fumetto e degli autori di fumetti. La collocazione di un prodotto può essere relegata a una fetta di mercato in maniera opportunistica, talvolta sminuendo gli autori stessi in favore della “vendibilità” a un pubblico che presto si esaurisce, e come invece sia più corretto ed efficace di-mostrare il valore di un’interpretazione artistica del reale e invitare il pubblico a rendersi autonomo nella sua ricezione, generando una reale attenzione alle forme artistiche come atti di comunicazione.  In un momento storico-culturale in cui l’essere engagé rischia troppo facilmente di diventare un voler stare dalla parte della ragione, e l’essere anti-intellettuale è un atto snob di esaltazione di sé, Cecchi rifiuta di indossare la maschera pirandelliana dell’artista impegnato, e sceglie un’idea di pubblico aperta e trasversale: la parodia, l’ironia disincantata e la satira sono intessute in un disegno e in una serie di pubblicazioni alla portata di tutti, perché si radichino nell’immaginario a decostruire le paure “convenzionali” per esaltare le contraddizioni della società di oggi.

La genesi: Mostri come mandala

“Per Carl Gustav Jung, oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. D’altro canto, Marie-Louise Von Franz, che di Jung era allieva, riconosce per prima che l’aspetto creativo è congiunto con quello ordinativo, ma è ancora più importante del primo poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.” (da P. Del Zoppo, Mostri e Di-mostri, p.3)

 

Questi mostri hanno preso vita da una conversazione a distanza tra Jacopo Masini e Luigi Cecchi, come raccontano gli autori:

Jacopo Masini: Mi piacciono i mostri. Mi sono sempre piaciuti. Potrei dire che ho iniziato davvero a leggere e a scrivere grazie ai mostri. Quelli di Lovecraft, King e Barker in particolare. La parola mostro viene dal latino monstrum, che significa prodigio, o ammonimento. La sua etimologia dipende dal tema del verbo monere, che significa ammonire, avvisare. I mostri sono un prodigioso avvertimento. Ci spiegano chi siamo davvero, chi abbiamo paura di diventare, cosa temiamo più di ogni altra cosa. La deformità, l’ignoto, la sofferenza e la regina di ogni paura: la morte. La loro duttilità – è possibile inventare mostri di ogni tipo, quasi all’infinito – è in grado di scatenare l’immaginazione di chiunque ne sia appassionato. Nel caso specifico la mia, che un giorno, chissà perché, ho iniziato a disegnarne una serie su un piccolo bloc notes e a postarli su facebook. Luigi Cecchi, cioè Bigio, dopo qualche giorno ha iniziato a disegnare i miei mostri come si deve. Lui è un vero disegnatore, io no, quindi è chiaro che a essere in mostra siano i suoi. La mostra è la moglie del mostro, come dicevamo da piccoli. Vero?” (a lato, “Il mostro investigatore”)

Luigi Cecchi: “Disegnare mostri è sempre molto rilassante. Quando si disegna un mostro, cose come l’anatomia o le proporzioni diventano trascurabili, e ci si può dedicare a definire con piacevole perizia dettagli grotteschi e forme bizzarre, come occhi smisurati, arti troppo lunghi o troppo corti, giunture che si piegano in modi in cui normalmente non dovrebbero. È ricercando un po’ di relax tra un fumetto e l’altro, che mi sono imbattuto nei primi disegni che Jacopo aveva pubblicato sul suo profilo di Facebook. Inchiostro su foglio di quaderno, probabilmente realizzati per svago, non mi feci troppe domande: semplicemente aprii il mio programma di disegno e iniziai a ridisegnarli, uno dopo l’altro. Nel giro di qualche settimana erano divenuti una dozzina, una collezione di weird people dall’aspetto inquietante che sembravano promettere una storia. Guardandoli uno dopo l’altro, sembrava quasi impossibile che non fossero i personaggi di un racconto del terrore, o di una spaventosa storia per ragazzi. Eppure il fatto che siano solo frutto di libera fantasia, forse, è ancora più interessante.”

Sopra: Luigi Cecchi: Studio di Alieno strisciante. “È una razza di alieni autoctoni sottomessa. Prima si muovevano camminando sulle mani, come ragni. Ora strisciano sui gomiti.”

La mostra “Mostri e Di-Mostri”, la cui realizzazione è stata finanziata da Laputa – Associazione culturale, si inserisce nel contesto dei progetti di educazione diffusa, di contrasto alla prepotenza, alla diffusa situazione aggressiva e passivo-aggressiva nei confronti della non conformità, di cui l’associazione si occupa fin dalla sua creazione. Laputa si propone di muovere il più possibile la mostra, presentarla in fiere, piccoli e grandi eventi, con il doppio intento di far riflettere su una tematica così importante e potenzialmente eversiva più persone possibile, (soprattutto il pubblico di eventi fumettistici di ampia portata, in cui si può intercettare una porzione di pubblico che non si soffermerebbe, altrimenti, su certe modalità di riflessione), e di far ragionare in maniera originale su un tipo di arte che non “pretende” di essere impegnata, ma che vuole essere davvero etica e politica. Questo può avvenire solo tramite una giusta sinergia di humour, semplicità, chiarezza e limpidezza dei messaggi, dunque anche tramite dei testi di accompagnamento pensati per un pubblico ampio, trasversale, che interessino persone colte, ma che non respingano mai chi curiosamente è disposto a porsi domande per intervenire nella società.

Per i testi e le immagini, Copyright Laputa 2018.  Per accogliere la mostra scrivere a:

ufficiostampa@lisolavolante.it

 

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