Sei microfiction di Jacopo Masini, dal suo libro Polpette, uscito nel 2010 per Epika Edizioni.Laputa utilizza le microstorie con regolarità all’interno del progetto su Fumetto, linguaggio e bullismo, sia per comunicare l’importanza delle parole, sia per evidenziare l’importanza della rappresentazione letteraria delle dissonanze e della polisemia dei testi. Qui “peschiamo” da una raccolta, che è anche un testo unico composto da  un mosaico di visioni, che tocca con intelligenza e grande consapevolezza tutti i tasti della “microfiction” o microracconto. Storie di pochissime righe, con una pointe e forti dissonanze, che mettono a nudo le contraddizioni della società e delle categorie anche e soprattutto del pensiero e delle convenzioni del dialogo. Poiché non si tratta di testi inediti, avete la possibilità di acquistare il volume qui. Grazie a Luigi Cecchi per le immagini.

Jacopo Masini

Polpette

A volte, pulendo le scale, sembrava alla signora Rosa, portinaia, di sentire i passi del padre morto durante la guerra. Si fermava, con la scopa appena sollevata da terra, e sussurrava: – Papà? – Una volta qualcuno le ha risposto. – Sono io, Rosa. – Il marito, quando glielo raccontò, disse che era una allucinazione. Ma lei non ci ha mai creduto. Di nuovo, ogni tanto, quando Rosa sente dei passi sussurra: – Papà? – Qualcuno le risponde: – Non credere a tuo marito! – Poi tutto tace di nuovo.

 

 

Al posto del divano avevano messo lo zio che nessuno più voleva in casa. – Non muoverti, che poi cadiamo – dicevano in famiglia quando si sedevano per guardare la TV o prendere il caffè con gli ospiti. Lo zio poteva alzarsi solo quando in casa non c’era nessuno. Allora andava in cucina, si preparava una tazza di the e giocava a solitario. Appena sentiva qualcuno arrivare tornava in salotto. L’hanno portato in discarica quando la pelle è passata di moda.

 

 

Adelmo Grandi, quando venne la grande nevicata, nascose la moglie di cui era geloso in un gran mucchio di neve. – Non ti muovere – disse – ti verrò a prendere col primo caldo. – Quando andò a prenderla lei era immobile e fredda. La portò in casa, la mise vicino al fuoco, ma non si riprese. – Lo so che sei arrabbiata con me – le diceva – ma se non mi parli più la faccio finita. – I carabinieri lo ritrovarono in primavera, dissanguato vicino al caminetto. – Grazie! – disse lei, togliendosi il freddo di dosso

 

 

Aveva messo l’occhio rimosso sotto formalina. Tutte le sere, rientrando, si toglieva il cappotto, la sciarpa, il cappello e poi si sedeva di fronte all’ampolla in cui lo conservava. Lo fissava con l’occhio rimasto, a volte per molto tempo. Dopo avere a lungo meditato, capì che ci si può guardare negli occhi anche se a uno dei due manca il cervello.

 

 

Achille Ferrari era diventato una specie di santone. Fino al giorno prima bestemmiava da far crepare i muri, poi una mattina si è svegliato e ha detto: – Dio mi ha parlato. – Secondo la moglie, la notte prima ha sognato che era alle elementari e Dio era la maestra, o viceversa. Dio l’ha interrogato e lui non sapeva una risposta. – Asino – gli ha detto nel sogno. Allora ha trovato la fede.

 

 

Antonio Cavalli sosteneva da anni che il mondo è una sovrapposizione di “pozzibilità”. – Cosa vuol dire ‘pozzibilità?’- gli chiedevano. – È molto semplice – rispondeva e poi spiegava. Secondo lui il tempo è come un pozzo: nel passato abbiamo gettato ciò che accaduto, e ci accingiamo a lanciare nel futuro pezzi della nostra vita: cacciaviti, abbracci, parole, molette, ecc… Il presente è il pozzo. – Capito? – concludeva – È una continua relazione col pozzo, ovvero una pozzibilità. – Antonio Cavalli non ha mai avuto molti seguaci.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: