Sabato 23 giugno siamo andati a intervistare Tony Sandoval, uno dei nostri autori di riferimento. Suo è uno dei primi testi che abbiamo affrontato in Dialoghi a fumetti: Il cadavere e il sofà.

Stiamo leggendo ora Appuntamento a Phoenix, che ci è piaciuto molto anche per la tematica trattata, vicina ad argomenti che ci stanno molto a cuore. Tony Sandoval è un autore generoso, acuto, che non fa mistero di sé né delle sue ispirazioni e della sua visione dell’arte che, se autentica, può farsi efficace strumento di presenza politica. Lo abbiamo intervistato, lo abbiamo interrogato su delle curiosità e delle domande scaturite dalla discussione del gruppo di lettura. Tony parla diverse lingue, oltre allo spagnolo, l’inglese, il tedesco, anche l’italiano, così la conversazione è stata multilingue. Le domande in italiano e le risposte in inglese. Il dialogo, coadiuvato in alcuni momenti da un’interprete, è stato accompagnato da una componente non verbale di grande intensità. Tony Sandoval ha il tipico atteggiamento accogliente di chi sa cosa vuol dire avere ogni giorno a che fare con il proprio posizionamento nel mondo, di chi conosce la timidezza e non condanna mai gli altri per i loro timori. Stabilisce contatto visivo, sorride con gli occhi e con il corpo. Incoraggiante, sincero, cortese, equilibrato, gioviale. E’ evidente che ci si trova di fronte a una persona autentica, che non ha bisogno di maschere da “autore”: le sue risposte, come le sue opere, sono espressione di una vera tensione comunicativa. Ecco com’è andata la nostra conversazione.

 

 

Portiamo avanti da quasi un anno un gruppo di lettura di fumetti e uno dei primi fumetti che abbiamo letto è stato proprio Il Cadavere e il Sofà. Una delle domande emerse dal gruppo è stata: che età avranno questi ragazzi?

Non do mai un’età definita ai miei personaggi, Ovviamente dipende dalle storie, alcuni dei miei personaggi stanno scoprendo le loro vite, altri sono qualcosa di più simile a degli universitari. A me piace pensare che siano matricole o qualcosa del genere.

Lei ha una sua idea della condizione giovanile, di come i ragazzi oggi riescano o non riescano a vivere le proprie passioni?

Non credo sia una condizione legata all’oggi, credo sia una cosa semplicemente umana. Ricordo quando io ero ragazzo, ero così stupido!, mi piace pensare che fossi ancora giovane ma ero senza dubbio più ingenuo della maggior parte dei miei coetanei. Ho un piccolo aneddoto in merito: ricordo l’arrivo di questa nuova ragazza nel vicinato, che era ovviamente bellissima, parlava con tutti tranne che con me, ovviamente anche a me sarebbe piaciuto parlarle come facevano gli altri ragazzi ma ero troppo timido. Ricordo che abbiamo avuto un’estate simile a quella che racconto nel mio fumetto, e alla fine dell’estate ricordo uno dei miei amici chiedere alla ragazza: “Ti è piaciuto qualcuno durante queste vacanze?” e lei ha risposto: “Sì mi sono piaciuti alcuni a volte.”

Aveva fatto una piccola lista, e all’improvviso ero così contento di esserci anche io. È stata la prima volta che ho iniziato a capire alcune cose, credo di essermi innamorato di tanta onestà, ma non dissi niente perché ero troppo timido.

Ma per tornare alla domanda io credo che i ragazzi siano sempre gli stessi. Forse è cambiato il modo o l’approccio con cui comunicano con le altre persone. Come Lucas, mio figlio, lui non mi dice niente riguardo alle sue passioni, non ne parliamo, non lo vedo intrattenersi con le ragazze, ma non per questo credo che lui non parli con le ragazze su internet. Dovrei essere troppo ingenuo per credere che lui non abbia questo tipo di relazioni. Si può dire: “No, lui non sembra affatto curioso.” Ma, andiamo, è giovane e tutto questo è semplicemente umano.

In “Il cadavere e il sofà” come in molte delle sue opere è ricorrente la rappresentazione dei denti. Come mai? Ha qualche significato particolare? 

Credo che faccia parte di un’estetica che mi piace, mi piace l’idea che sia una parte nel tutto, sono molto difficili da disegnare, mi piace disegnare le bocche aperte

Credo tutto sia iniziato da un racconto di Edgar Allan Poe, Berenice, che mi ha dato l’idea di fare questo tipo di rappresentazione, l’intuizione di dare ad una parte del corpo il potere di un’idea. Sono stato catturato da questa idea. Quando ho iniziato a provare a disegnare alcuni volti in questo modo sembravano orribili, ho capito che non erano facili da disegnare e quindi ho continuato a provare. Ho fatto gli occhi, il vento, mi piace il movimento, mi piace l’acqua. Anche l’acqua è molto difficile da disegnare, ed è un altro elemento ricorrente nei miei disegni. Forse è meno evidente dei denti perché i denti hanno qualcosa a che fare con la rappresentazione delle persone qualcosa che fai quando disegni le persone), I denti hanno un elemento weird, che non mi dispiace. Mi piace mettere nei miei libri ciò che mi piace, non mi spaventa mostrare ciò che mi piace anche se risulta strano o inquietante.

 

Quali sono i suoi artisti e autori letterari di riferimento e i suoi romanzi preferiti?

Sono così tanti. Sono stato per molti anni un grade fan di Lorenzo Mattotti, mi piace Gipi, Moebius, Dave McKean. Mi piacciono molti autori: Patrick Süskind, Dan Simon, Gustav Klimt. Potrei andare avanti. Per quanto riguarda i romanzi come dicevo amo Il Profumo di Süskind, praticamente qualunque cosa di Edgar Allan Poe, mi piacciono anche i romanzi di Dan Simmons Hyperion, Ilium, La Scomparsa dell’Erebus (The Terror) etc. E ovviamente molti classici: Dracula, amo quel libro. Quello che ritengo uno dei miei più grandi maestri è ovviamente Lovecraft.

 

Ci occupiamo molto di connettere fumetto e poesie. Lei legge poesie? Crede che la poesia possa essere in connessione con la sua opera?

Io non penso a me stesso come a un poeta, in realtà quando faccio un fumetto vorrei che sembrasse come un film. Quindi la mia opera vorrei fosse collegata allo stile di un film più che quello della poesia. Non ho mai voluto essere un poeta ma mi piacciono le poesie, amo molto quelle di Borges (qui su Poetarum Silva ne trovate una, NdR).

 

In Appuntamento a Phoenix, il racconto della sua esperienza di vita e di sviluppo artistico viene collegato alla situazione di chi viaggia per cercare un futuro migliore. Si tratta di un argomento che viene trattato in vari modi e in molte letterature. Crede che il fumetto possa avere strumenti diversi, più forti per contribuire a sviluppare un discorso politico più equo?

Io credo di sì, credo anzi che sia una parte del dovere di noi artisti fare ogni tanto questo tipo di opere. Ma allo stesso tempo credo sia un dovere per tutti far sì che i ragazzi possano leggere fumetti che parlano di temi importanti. Gli autori devono fare opere che parlino di cose reali che parlino delle persone alle persone, perché si impari a fare meglio. Con Appuntamento a Phoenix non avevo la pretesa di agire in modo politico, non volevo influenzare le persone in senso negativo, ma credo di aver voluto mostrare un pochino della mia storia. In questo fumetto racconto appunto la mia storia, io so che quello che racconto è ciò che mi è successo, ma oltre a raccontare di me volevo raccontare il problema. Credo che in qualche modo sia una responsabilità parlare di questi argomenti.

 

 

Con Laputa ci occupiamo di educazione alla lettura e di alfabetizzazione letteraria e al fumetto, con ragazzi e gruppi di varie età. Cosa pensa si potrebbe o dovrebbe fare per migliorare la diffusione della letteratura a fumetti?

L’unica cosa che possiamo fare in proposito è fare cose di buona qualità, cose interessanti, cercare di non copiare ciò che fanno tutti gli altri. E soprattutto promuovere ciò che si fa, come ciò che stiamo facendo ora. Io potrei essere a casa ora e non fare nient’altro se non disegnare e dipingere. Invece sono qui perché capisco che è importante e mi piace che questo accada. Quindi è importante uscire dallo studio mostrarsi alle persone, incontrarle, anche se vuol dire dover fare tanto tanto lavoro in più.

Come cambia secondo lei il lavoro se il fumetto è frutto di una collaborazione e se deve occuparsi sia del soggetto che del disegno?

Quando lavori da solo puoi andare più in profondità, è più facile. Se hai un buon collaboratore, se condividi la storia con qualcuno, può comunque uscire un buon lavoro, ma se lavori da solo è più facile.

Può consigliarci un fumetto da leggere durante i nostri incontri del gruppo di lettura?

Che tipo di gruppo avete?

Eterogeneo, dai 18 ai 75 anni.

Wow, non è facile, ma direi qualcosa di Paco Roca, che è piuttosto universale.