Le nostre recensioni condivise sono un modo per restituire la lettura a i lettori. Testi non facili, talvolta, generano nel nostro gruppo di lettura le riflessioni più interessanti, in un clima di condivisione e vicinanza, che crea la lettura e dalla lettura è creato.

Memorie di Katsuhiro Otomo, pubblicato in Italia da Edizioni Starcomics, è il primo manga che abbiamo letto nel nostro gruppo di lettura. Si presenta come un’antologia di racconti eterogenei nella forma, ma decisamente coerenti nei contenuti. I racconti sono ambientati in un futuro più o meno lontano, e in società pressoché uniformemente distopiche.

 

(omaggio di Luigi Cecchi a Memorie di Katsuhiro Otomo, diritti dell’autore)

Fanno eccezione i quattro racconti  di Questo pazzo pazzo mondo. L’autore, in questi racconti, si relaziona con alcune delle più classiche e fondanti narrazioni occidentali (Artù e i cavalieri della tavola rotonda, la Bibbia, Le mille e una notte, Il vecchio e il mare. Otomo dà vita a un universo quasi onirico in grado di racchiudere storie diverse. Ci lascia spesso vagare senza troppi punti di riferimento in contesti poco definiti, creando una forte sensazione di spaesamento. Conosciamo ogni piccolo mondo attraverso alcuni dettagli che esso racchiude e nonostante questo ciò che accade nei vari racconti è talmente autentico da dialogare direttamente con il lettore, che viene indotto pian piano, grazie anche agli elementi ricorrenti che tessono una trama di richiami tra le varie novelle, a sentirsi parte di quel mondo, a riconoscersi come abitante di quell’universo.

Ci siamo quasi uniformemente trovati d’accordo nell’apprezzare maggiormente le storie più ironiche in particolare modo la storia dei Capelloni. Il surreale di quei racconti è fin troppo possibile, stimola a prendere in considerazioni i paradossi presenti per leggerli con autocoscienza.

 

 

Ci è sembrato infatti che il fumetto riproponesse in ogni storia la domanda: Che cosa è essere umani? E che in ogni storia proponesse dele risposte e riflessioni, lasciando al lettore la sensazione di saperlo, e di averlo sempre saputo, ma anche il senso di inadeguatezza di non saper difendere o esaltare l’essenza dell’umano per una forma di adeguamento alla società, talvolta associabile al conformismo, altre volte più legata a un senso di inadeguatezza personale.

Un quesito che si riverbera, quindi, sfaccettato, in un universo immaginato in cui è la semplicità a sorprendere, non la tecnologia che lo permea. È chiara la critica che viene mossa da Otomo alla sua società di origine, quella giapponese, rigida nelle proprie categorie e orientata a una perfezione che porta all’esclusione di individui non conformi, e che ciascuno può ricondurre, soprattutto al giorno d’oggi, alla propria cultura di provenienza: senza dubbio si adatta perfettamente alla nostra attuale.

In un mondo come quello del manga in cui maschere e stereotipi si ripetono spesso sempre uguali a sé stessi, Otomo è in grado di intraprendere strade innovative segnando un punto di svolta nella produzione e nella ricezione del genere. L’autore rivaluta completamente il modo narrativo, presentando un’opera dallo stile più raffinato sia dal punto di vista dei contenuti e dello stile narrativo che da quello grafico. Particolarmente interessante a questo proposito ci è sembrato l’utilizzo di una tecnica mista, digitale e non, per la colorazione delle prime storie della raccolta. È d’altro canto innegabile che con la sua opera Otomo abbia segnato uno spartiacque nel mondo del fumetto divenendo ispirazione per generazioni di fumettisti e mangaka che gli sono succeduti.

In apertura del gruppo di lettura i partecipanti dedicano solitamente un piccolo momento alla conoscenza reciproca, con lo scopo di creare maggiore sintonia tra i partecipanti e facilitare la partecipazione di ognuno. In questo caso ci siamo cimentati nella scrittura collettiva di una poesia con una tecnica di condivisione ispirata al gioco del “Cadavere squisito”. Accompagniamo quindi alla recensione il prodotto – davvero interessante – di questo piccolo esperimento collettivo, che tra riflessione e disincanto, rispecchia l’oscillazione dell’ironia e dell’impegno di Memorie:

Una rosa che cresce,

Il vento del mondo,

Curiosa attesa di un futuro possibile.

Il fruscio degli alberi intonava una sinfonia armoniosa.

Attraverso la resilienza, speranza.

Per sbaglio mangiai il muffin intero,

Ritrovando un vecchio cammino da una diversa strada.

Stelle, radici nella terra.

Tutti lo chiamavano oasi dello spazio,

Puro come il calore di un tè.

 

 

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