Per proseguire con i nostri consigli di letture rinfrescanti, abbiamo scelto Non stancarti di andare di Stefano Turconi e Teresa Radice edito da Bao. In un’estate incendiata da polemiche e facili attestazioni di cosa voglia dire essere umani, abbiamo deciso di ampliare un poco lo sguardo e rinfrescarci le idee usando lo strumento del fumetto.

Non stancarti di andare racconta l’intreccio delle vite di uomini e donne in cammino, individui viandanti per scelta, necessità o sfortuna.

Seguiamo le vicende di una giovane coppia, Iris e Ismail, illustratrice italiana lei – ma cosa la definisce italiana? – e docente universitario siriano lui. Facciamo la loro conoscenza quando la coppia è già unita, pronta a condividere la quotidianità. Scopriamo però pian piano che la loro relazione è iniziata in viaggio, lungo le strade della Siria. Scopriamo ancora che Iris ha alle spalle una famiglia di viandanti. I nonni materni seguirono infatti la rotta che portò molti italiani a cercare fortuna in Argentina, sua madre anni dopo ripercorse la stessa tratta nella direzione opposta per fuggire da un regime pericoloso.

Ismail invece ha radici profondamente radicate nella terra, e, innamorato del suo paese e della sua storia, fatica a “muoversi” – ma le circostanze lo costringeranno a mettersi in cammino. Tutti i personaggi vengono presentati in cammino, in movimento, sia esso fisico o , alcuni in fuga, come Maitè, la madre di Iris, altri alla ricerca della propria dimensione, come i protagonisti, altri ancora per raggiungere quello che hanno riconosciuto come il proprio posto: ad esempio Tiziana, figura interessante perché propriamente adulta e realizzata, punto di riferimento chiaro nella vita di Iris. L’unico personaggio che appare sedentario, statico perché simbolicamente solido, è padre Saul, completamente a proprio agio nella precarietà della sua vita. Ha scelto per sé una vita monastica fitta di relazioni volta all’accoglienza e alla comprensione dell’altro. Saul è un porto sicuro per coloro che si sentono smarriti o che lo sono senza neanche saperlo. Appare quasi sempre fermo, seduto o prostrato, non va in nessun luogo, ma è facile capire che un lungo viaggio lo ha portato ad essere dove si trova. Il movimento, dunque, dimensione comune a tutti i personaggi, aiuta a non banalizzare o non rendere patetico il viaggio che Ismail si trova costretto ad intraprendere. Lui seguirà infatti una tratta decisamente battuta, la strada di chi, costretto a lasciare il proprio paese a causa di guerre e povertà, spera di trovare altrove la possibilità di una vita migliore. Ismail, come tutti gli altri, durante il cammino vivrà traumi che lo segneranno profondamente, avrà compagni di viaggio che lo lasceranno indietro, altri che saranno da lui lasciati indietro. Affronterà la fatica, la paura e gli incidenti di percorso, sempre incerto riguardo la propria meta, alternando momenti di speranza a momenti di sconforto. Questo modo di raccontare i percorsi dei vari personaggi ha il doppio pregio di non creare vittime e vittimismi: si trovano solo persone piene di dignità e intraprendenza, insieme a quello di avvicinare vissuti diversi. L’essere viandante è uno status comune a molti, può essere uno spazio a-categoriale: non crea ghetti, ma può anzi avvicinare e creare empatia tra chi condivide un vissuto diverso, ma intimamente accomunabile. Ogni personaggio, alla fine del fumetto, avrà raggiunto una tappa del proprio viaggio e si troverà pronto a rimettersi in cammino.

Non stancarti di andare è però un fumetto che oltre a parlare del viaggio e delle tante metafore che da questo scaturiscono, fa di arte, politica e spiritualità tre temi centrali e tre dimensioni intercorrelate nella formazione dei personaggi.

L’arte è caratterizzata come possibilità di creazione e quindi soprattutto come poesia. La poesia è costantemente presente sia letteralmente che come fonte di ispirazione. L’arte e la bellezza sono i veri leitmotiv della narrazione, modellano le speranze dei protagonisti, ne alimentano la tenacia e sono appiglio sicuro nel succedersi di imprevisti e difficoltà. La creatività è elemento distintivo dei due protagonisti, grazie a questa, confrontando i propri vissuti e le proprie esperienze, si conoscono. Si riconoscono, nel mettere a frutto ciascuno i propri talenti nella ricerca della bellezza. Una bellezza che lascia percepire la verità, e in questa ricerca la loro relazione diventa vera e significativa.

Compagna dell’arte nelle pagine di questa opera a fumetti è la politica, poiché le vite dei protagonisti sono fermamente indirizzate dai principi che l’arte indica. I protagonisti e non solo, non scelgono una vita comoda, fanno delle proprie aspirazioni e dei propri sogni scelte di vita concrete. Non scendono a compromessi, non si accontentano rinunciando ai sogni in favore di un’ipotetica sicurezza. Diventano al contrario testimoni coerenti della possibilità di vivere la propria vita senza sottostare a regole fittizie. I personaggi in carrellata sono artisti, insegnanti, attivisti, religiosi e medici. Nessuno di loro sceglie di declinare la propria vita in modo da assecondare le aspettative o ciò che viene banalmente indicato come senso comune. Per questo il messaggio di libertà che ne scaturisce è sommamente politico. “Politico” nel senso più nobile del termine – il senso autentico – la politica che richiama al bene comune e quindi alla responsabilità di ciascuno di spendersi per arricchire “la comunità” secondo le proprie disposizioni, la propria indole, le proprie capacità e inclinazioni. Iris mancherebbe al proprio dovere, anche civico, se anziché impegnarsi al meglio delle proprie capacità per diventare un’illustratrice scegliesse un impiego sicuro, un posto definito all’interno della società. Sarebbe meno politicamente esemplare se scegliesse per sé relazioni “facili” e riconoscibili, disconoscendo quelle più “discutibili” o difficilmente incasellabili, se scioccamente aderisse all’idea comune di stabilire una gerarchia tra le relazioni. Iris sceglie la propria famiglia, la costruisce man mano relazione dopo relazione, riconoscendo i propri punti di riferimento, le amicizie vere, e costruendo una costellazione in cui distanze e definizioni non contano.

L’ultimo tassello che va a comporre il mosaico di questo fumetto è senza dubbio la spiritualità, declinata come religione, ma non solo. Il continuo richiamo al trascendente abbatte qualunque differenza, non esistono più confini o categorie, le culture e le tradizioni divengono un unico continuo fluire, si mescolano si arricchiscono, ciascuna nella sua particolarità aggiunge un pezzetto alla ricerca dell’irraggiungibile. Ogni fede concorre con le proprie mille domande e con i dubbi e le contraddizioni di cui è portatrice, a creare un percorso comune verso ciò che porta fuori da sé e spinge alla ricerca, al viaggio. In questo comune interrogarsi si costruiscono pezzetti di verità che chiudendo il cerchio, sembrano racchiusi nella bellezza e quindi nell’arte. E proprio in questo legame tra arte e spiritualità, tra trascendente e manifestazione, viene a trovarsi il mondo della religione. La spiritualità è fondamentalmente una dimensione intima mentre la religione crea riti e occasioni di condivisione e incontro, fornendo all’individuo i mezzi per uscire da sé. Per questo padre Saul diventa la perfetta intersezione tra queste due dimensioni. In un monastero cattolico, sorto sui resti di una chiesa ortodossa, troviamo un sacerdote affascinato dal mondo islamico, che si richiama indistintamente al Vangelo, alla Bibbia e al Corano e in questa sua polifonia ispirata a una forma di universalismo riesce a creare una casa accogliente per chiunque si senta viandante.

Gli autori scelgono una comunicazione rigorosa, solo in alcuni tratti improntata all’emotività, che non incide sulla solidità della narrazione e si presenta quindi come apertura a un pubblico più ampio possibile per trasmettere un messaggio essenziale.

Il fumetto infatti insiste sull’umanità della speranza, richiama alla responsabilità di ciascuno di fare della propria vita qualcosa di importante, al di là delle difficoltà e della paura. La paura si ritaglia in effetti lo spazio del grande antagonista di questa storia e ne esce sconfitta. L’arte è l’arma per sconfiggere la paura, la spiritualità è il mezzo che abbiamo per farci incontro all’altro, per conoscerlo imparando così a non temerlo e infine la politica ci spinge a fare della nostra vita un testimone credibile del fatto che la paura può essere vinta. Iris e Ismail si trovano ad essere toccati dalla Storia, ma non si rinchiudono per paura nel loro micromondo. Anzi decidono di fare delle loro vite qualcosa di significativo affinché ciò di cui sono stati testimoni continui a risuonare, perché la loro fame di verità possa essere d’esempio per altri.

Non stancarti di andare, con il suo dedalo di strade e relazioni, è una lettura importante e delicata, una storia di per sé toccante e che lascia il segno. Senza dubbio una lettura che aiuta a ripensare tanti dei luoghi comuni su relazioni e categorie, che generano confusione in questi giorni, e che oppone risposte discrete e significative a proclami che nascondono tra le grida un vuoto disarmante.

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