Con l’arrivo del caldo, dell’estate e delle vacanze – per molti, ma non per tutti – abbiamo deciso di dare il via a questa nuova rubrica che vuole raccogliere alcuni consigli di lettura adatti alla stagione. Letture rinfrescanti sì, ma non da ombrellone.

Solitamente si associa infatti al concetto di lettura da ombrellone quella di un libro disimpegnato, leggero, adatto al “divertimento”, alla possibilità di “staccare il cervello”, più che a qualunque altra istanza. Ma questo concetto di lettura non ci appartiene molto: se un libro non ha niente da dire, non vale il tempo impiegato per portarne a termine la lettura. Abbiamo scelto invece di dedicare a questa estate letture “rinfrescanti”, perché portatrici di speranza o di punti di vista innovativi, o semplicemente perché intelligenti e quindi rinfrancanti.

Apriamo quindi questa rubrica con un volumetto autoprodotto, la prima parte di quella che dovrebbe essere una serie in due parti: La Vedova Bianca – Parte I di Fran de Martino.

Il pretesto della storia è quella di creare un background per un personaggio che l’autrice pubblica on line come protagonista di strisce e vignette comiche a partire dal 2012. La fatina che regala la felicità (che acquisirà poi con il tempo il nome di Soppressata Calabrese, per gli amici Soppressata) è un concentrato di sarcasmo e ironia che non lascia scampo alla banalità. In particolare, con La vedova bianca, ci troviamo a seguire le vicende di un network televisivo alle prese con la realizzazione di un nuovo talent show che dovrebbe vedere sfidarsi fumettisti più o meno talentuosi. Fran ci presenta la nota situazione di giovani lavoratori sfruttati e maltrattati, di avidi produttori e ragioni di mercato, ed è abilissima nel gioco di topoi e stereotipi, innestati in situazioni che ci presenta mai scontate.

La forza del fumetto risiede senza dubbio in un’ironia caustica, intelligente e mai triviale, che guida il lettore attraverso situazioni grottesche, ma mai tanto esagerate da divenire purtroppo meno credibili. Le situazioni delineate ritraggono infatti una situazione sociale ed individuale disperata, ma piuttosto aderente alla realtà. Troviamo nel fumetto l’annichilimento di una società che attribuisce alla capacità di attirare consensi l’unica via di realizzazione personale, e di questa società l’autrice delinea e smaschera il meccanismo perverso che nasce dal cercare in una versione totalmente svuotata di senso del riconoscimento sociale la propria identità.

In una società di narcisisti l’attenzione è l’unica moneta di scambio di cui tutti però divengono contemporaneamente avidi custodi e investitori oculati. Il meccanismo genera quindi inevitabilmente frustrazione e infelicità sostituendo alla possibilità di progettarsi, l’opportunità più “facile” di vincere la lotteria del successo.

Fran De Martino non risparmia nessuno, falsi intellettualismi, femminismo distorto e soprattutto il falso senso di democrazia che dovrebbe essere alimentato dalla possibilità di esprimere la propria opinione, e che genera però l’appiattimento delle discussioni decostruendo quelli che potrebbero essere punti di riferimento autorevoli. Il senso distorto di autorevolezza è un altro tema che emerge con chiarezza dal fumetto. In un mondo in cui è l’opinione del “pubblico” a giudicare la validità di un autore o di un prodotto culturale, figure come gli editori non sono che presuntuosi saccenti che osano giudicare il lavoro altrui. Nessuno è autorevole quanto il pubblico – o il mercato – salvo poi un quasi completo asservimento a figure chiaramente autoritarie, come la presidenta di turno, in una eterna dinamica adolescenziale scelta come modello di vita.

Le pagine della Vedova Bianca offrono un interessante spunto di riflessione anche sul mondo editoriale del fumetto. Molto più che nell’editoria tradizionale sembra diffondersi infatti il fenomeno talent show tra editori di fumetto che offrono spesso piattaforme online. In principio un’ottima rampa di lancio per il medium in sé, in un momento in cui il mercato del fumetto in Italia era contratto e sclerotizzato in formati prestabiliti e sempre uguali a loro stessi, sono rimaste, ora, solo uno strumento per limitare i rischi ed investire su prodotti che offrono vendite sicure, sacrificando a logiche di vendibilità non realistiche progetti editoriali che dovrebbero invece permettere agli autori di sperimentare, crescere e creare opere sempre migliori, generando un reale ampliamento del pubblico.

In questa logica, gli editori rinunciano quindi al proprio ruolo dando credito alle istanze di chi, rivendicando ragioni egoistiche e talora con fare infantile, vede nel “mondo dell’editoria” una losca banda in cui solo gli amici di amici trionfano, o magari un mezzo di rivalsa di critici spocchiosi.

È quindi particolarmente interessante affrontare questo discorso presentando un fumetto autoprodotto.

È sempre più difficile, se non si hanno gli strumenti interpretativi adeguati, distinguere un’opera valida che non trova mercato perché difficilmente incasellabile, da un’opera mediocre senza nulla da raccontare e senza spessore. Noi siamo certi di trovarci in questo caso di fronte a un fumetto che meriterebbe la pubblicazione da parte di un editore in grado di gestirne la complessità, non fosse altro che per l’intelligenza narrativa dell’autrice. Speriamo di vedere presto pubblicati i prossimi capitoli di questa storia che ha senza dubbio da regalare altre riflessioni sagaci e situazioni divertenti.