Uno dei focus dell’associazione Laputa è il lavoro di riconoscimento e prevenzione delle situazioni di “bullismo”. Sulla pagina dedicata del Liceo Ignazio Vian di Bracciano l’associazione Laputa sta mettendo a disposizione dei materiali relativi al nostro progetto, che nei prossimi mesi sarà attuato nella scuola e di cui trovate le linee principali qui.

Il progetto parte proprio dalle “intenzioni comunicative “veloci” contemporanee – chat, post in blog, Facebook, Twitter e altri tipi di comunicazione con testo e immagini – per proporre i primi input nel riconoscimento della violenza, della disparità e della manipolazione in molti ambiti di interazione. Si ragione “insieme” con modalità di interazione laboratoriale, per svelare i tranelli e i trabocchetti di linguaggi che coadiuvano l’affermazione di realtà fittizie e la manipolazione relazionale, allontanando da interazioni autentiche e immergendo in un mondo che talvolta non lascia possibilità di risalita. Per esempio uoghi comuni “lasciarsi andare, lasciar andare”, “lasciarsi il passato alle spalle”, “pensare a se stessi”, “la minestra riscaldata”, sono depotenzianti, e non solo allontanano da una concezione complessa e dunque realistica di qualsiasi interazione sociale, ma impediscono di fatto la costruzione o la ricostruzione di rapporti soprattutto dopo situazioni di disagio, difficoltà o manipolazioni relazionali più o meno gravi. Alla base resta quindi la concezione che il linguaggio sia di per sé “creatore di mondi” e la profonda e positiva convinzione che si possa interagire con esso plasmando mondi in cui la violenza sia assente.

Se uno degli strumenti principali del progetto è l’avvicinamento all’arte come guida nella decodifica dei messaggi impliciti ed espliciti della comunicazione, in modalità attiva, il progetto si sta sviluppando anche tramite un piccolo “glossario”, una serie di documenti che raccolgono spunti per l’analisi autonoma di situazioni, dinamiche, problematiche. Il primo testo della serie “le parole del bullismo” mette in relazione “Bullismo e manipolazione”. Questo perché la violenza può rivelarsi tramite atti fisici (più facili da riconoscere, ma non sempre raccontati) o atti che possiamo chiamare “psicologici” (talvolta molto difficili da riconoscere). In entrambi i casi le strategie migliori sono legate alle relazioni con gli altri. Da una parte, è fondamentale che chi subisce prepotenze fisiche o psicologiche venga aiutato ad esprimersi, e che abbia dei rapporti in cui si sente “al sicuro”. Non si intendono con questo solo i rapporti familiari, ma anzi soprattutto dei rapporti amicali di reciproca cura e affetto e di costanza. Questo tipo di rapporti vanno riconosciuti e incoraggiati dalle famiglie, che dovrebbero aprirsi il più possibile a coadiuvare e apprezzare i rapporti paritari e amicali tra i figli e i coetanei, senza insistere sul controllo e senza sentirsi minacciata in un’idea gerarchica di rapporti relazionali che porta al conformismo e apre alla prepotenza del giudizio degli altri (prima la “ragazza/o”, poi gli amici, prima la “famiglia” poi gli amici). Da tener presente che vale anche il contrario: i manipolatori agiscono sempre decostruendo i rapporti sani, al di là della loro tipologia, perché hanno bisogno di isolarvi per avervi sotto controllo.

Ecco dunque le due basilari parole presentate nel primo file: Bullismo e manipolazione.

Il bullismo – Bullismo è una parola “copiata” dall’inglese. Bullying vuol dire “sopraffare”, trattare con prepotenza, umiliare. La cosa grave è quando questi brutti comportamenti ci fanno sentire inferiori o, se siamo noi a trattar male gli altri, ci fanno perdere di vista quello che davvero vorremmo. Anche, per esempio, reagire alla violenza con la violenza è qualcosa che ci cambia, nella percezione degli altri e nella percezione che gli altri hanno di noi Tutti i comportamenti legati al bullismo hanno quindi a che fare con una forma di “manipolazione”: “induco qualcuno a fare qualcosa o a essere in un modo in cui non vuole essere”.

La manipolazione – Una delle più frequenti tecniche di “violenza psicologica” è la manipolazione volta al controllo e all’abbassamento dell’autostima della vittima. A volte l’azione è riconoscibile, altre volte meno. L’unica strategia possibile, come in tutti i fenomeni di prepotenza, è costruire relazioni e quotidianità sane e autentiche, che almeno possono aiutare a riconoscere o denunciare le fasi in cui il manipolare allontana la vittima dalla sua realtà. La manipolazione, nonostante sia un fenomeno sempre più diffuso, è spesso sottovalutato e difficilmente riconoscibile, e si può manifestare in tutte le relazioni con coinvolgimento emotivo: nelle relazioni sentimentali, nei rapporti di lavoro, nelle amicizie, nei rapporti familiari. Questo a prescindere dalla condizione psicologica di partenza delle persone coinvolte. È vero però che le persone più empatiche, con insicurezze relazionali e personali, che nella vita hanno vissuto questo tipo di relazioni in famiglia, ad esempio, o anche meno allenate al pensiero critico sono più facilmente vittime di queste situazioni. Per esempio, quindi, avere la possibilità di abituarsi a discutere le proprie conoscenze e convinzioni, stabilire rapporti di dialogo, abituarsi a stare in un gruppo di amici che passa il tempo libero con attività culturali o comunque costruttive, mette al riparo da molti tranelli dei manipolatori. Anche leggere molto e studiare, imparare ad apprezzare e a godere della propria conoscenza, sono attività che stimolano il pensiero critico e il dubbio.

 

 

Da una parte, è importante riconoscere i manipolatori, dall’altra sarebbe importante riconoscere nella persona che subisce violenza psicologica i sintomi della dinamica manipolativa. Per convenzione, chi ha studiato la manipolazione per trarne indicazioni o manuali di autoaiuto, ha riconosciuto che si attraversano alcune fasi distinguibili di “caduta”, nelle quali sarebbe bene interagire nella maniera più consona per liberare la persona coinvolta.

Altra cosa da tener presente è che, se molto spesso si associa questa dinamica alla relazione di coppia, e di recente ancor più si focalizza sulla manipolazione dell’uomo nei confronti della donna, dato che di recente si indaga meglio sulla situazione diffusa di violenza contro le donne, in realtà, la dinamica manipolativa può instaurarsi anche tra gruppetti di persone, tra due amiche o tra due amici, o anche in famiglia o tra insegnanti e alunni, e non solo “dal più grande” al più piccolo. Ecco perché altre parole che sviscereremo nei file futuri sono infatti “autoritarismo”, “sessismo”, “razzismo”, “vittimismo”, “opportunismo” e così via. Nel file già presente sul sito del Liceo Vian – e che potete tutti scaricare gratuitamente – si elencano perciò i tratti più salienti delle fasi che possono aiutarvi a capire se qualcuno a voi vicino sta vivendo una brutta situazione

In generale i rapporti sani e autentici, gli amici più vicini, sono una vera cartina di tornasole. Se gi amici di sempre dubitano del rapporto con una persona o con un gruppetto di amici, con più o meno energia, è un segnale. E se talvolta questo porta a litigare con gli amici “veri”, c’è da tener presente che avere il coraggio di dire a qualcuno che sta vivendo una situazione di manipolazione è un modo per cercare di ristabiire una situazione di verità e dunque aiutare. Un buon dialogo e rapporti sinceri di amicizia, possibilmente con persone con cui si è condiviso un percorso di vita, possono arrivare a scardinare la dinamica e a “staccare” la persona da chi lo controlla, o gli fa vedere le cose solo dal suo punto di vista. Amicizia è anche fare fatica.

I file sono corredati delle belle vignette di Luigi Cecchi, alcune preparate per ZerOmagazine 2016, altre create per i nostri progetti, come le vignette della serie “Questions” qui presentate (©Luigi Cecchi 2018 per Laputa – Associazione culturale). Potete scaricare il file completo sulla pagina dedicata al bullismo e cyberbullismo del Liceo Vian.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: