Occuparsi di educazione per noi di Laputa è sempre stato naturale, sia per attitudini personale dei membri dell’Associazione, sia come strumento programmatico condiviso per agire nella società. Conoscere e comprendere i fumetti è un modo per imparare a leggere la realtà con attenzione, profondità e senza pregiudizi. Imparare a riconoscere e a coltivare relazioni paritarie, solide e non aggressive vuol dire imparare a riconoscere le prepotenze e non assecondarle. Riconoscere al più presto i conflitti e agire all’interno di essi senza timore e in ottica di de-escalation, vuol dire operare politicamente con consapevolezza, metodo e lungimiranza. Ecco, tutto questo per noi di Laputa è educazione, che molto ha a che fare con la Politica. Accompagnare i più giovani, accompagnarsi tutti nel percorso dei riconoscimenti, è atto per noi sommamente politico. Gli studenti e gli alunni sono già cittadini (e non “saranno”) e per questo hanno diritto ad essere trattati con la dignità che meritano. Per molti, anni invece abbiamo sentito ripetere che i ragazzi non devono essere influenzati da discorsi politici, religiosi, morali. È un discorso palesemente ipocrita. L’adulto ha il dovere di essere limpido e dialogare con il ragazzo anche e soprattutto a partire dai propri valori, tanto più se l’adulto ha un qualche ruolo educativo nei confronti del ragazzo. Dialogare vuol dire innanzitutto posizionarsi, poi entrare in relazione, poi eventualmente camminare insieme in nuove direzioni che non siano dell’uno o dell’altro, ma ormai frutto di condivisione.

E di cos’altro si dovrebbe discutere con i giovani se non di valori e della loro vita nella società, nella polis? Tutto il resto sono disimpegno e disinteresse facilmente confusi, maliziosamente, con imparzialità. Schierarsi dalla parte del disimpegno è invece altrettanto politico e antisociale, e lascia spazio di azione a chi usa la prepotenza e l’ignoranza come armi.

Agire in ottica di de-escalation come si diceva, vuol dire quindi non evitare il conflitto, bensì agire nel conflitto in modo costruttivo evitando, ad esempio di alimentare polemiche sterili, i famosi “flame” su FB e i social e di banalizzare semplificando o prendendo posizioni semplificatorie.

Non significa però non prendere posizione quando lontano dai circoli di potere e dai tanti casi mediatici vediamo riproporsi dinamiche violente e denigratorie. Prendiamo posizione in favore, allora, e non contro, in favore di un dialogo libero e aperto. In favore di un dibattito politico che non dipenda dalla voce del personaggio del momento, ma dalle voci dei tanti che quotidianamente agiscono contro le tante forme di violenza e contro tutte le forme di fascismo, che sono inevitabilmente attacchi alla democrazia. E’ proprio la fiducia nella possibilità di migliorare tramite il dialogo e l’educazione che ci fa schierare inevitabilmente dalla parte dei ragazzi, dalla parte della loro dignità, intelligenza e libertà, e dalla parte di chi vuole metterli in condizione di avere un pensiero critico e consapevole, da cittadini di oggi e di domani.

(in copertina: Gerard David, Judgement of Cambyses and the Flaying of Sisamnes.

Vignetta di Luigi Cecchi
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