Il cadavere e il sofà – Tony Sandoval

Durante il secondo incontro di Dialoghi a Fumetti abbiamo parlato di: Il cadavere e il sofà di Tony Sandoval, tradotto da Cristiana D’Onofrio e pubblicato in Italia da Tunuè.

© Luigi Cecchi 2017

 

Il fumetto ripercorre l’estate di Polo, immersa nell’atmosfera rarefatta e quasi onirica del paesino di Esperanza. L’estate inizia all’insegna di un mistero, la scomparsa di un ragazzo di nome Christian, sebbene l’evento sembri non intaccare eccessivamente l’immobilità della provincia o la percezione che Polo ha di essa. Della tragedia non sentiamo che un’eco nell’incerta inquietudine del protagonista che identifica nell’episodio il motivo della sua solitudine. Polo, la cui età rimane volutamente imprecisata, dimostra una curiosità morbosa nei confronti del cadavere ritrovato in un campo, non prova spavento, anzi, ne è affascinato, mentre nei suoi incubi prendono forma creature mostruose, lupi mannari e vampiri, paure forse più facilmente riconducibili alla fantasia di un bambino.

A sconvolgere invece l’equilibrio è l’arrivo di Sophie, una ragazza che porta in sé la distanza. Proprio come nei romanzi dell’Ottocento, Sophie è l’unheimlich, il perturbante, e ne conserva tutte le caratteristiche. E’ attraente, risveglia nel protagonista Il turbamento e l’inquietudine, e pian piano Polo vive anche il mondo di Sophie e noi con lui. Il punto di vista che Sandoval ci restituisce è infatti focalizzato internamente su Polo. Assistiamo ai suoi incubi e pian piano leggiamo il mondo attraverso il suo sguardo di ragazzo. Così la narrazione disattende di frequente le aspettative del lettore.  La difficoltà nell’identificare l’età dei personaggi concorre nel confondere i punti di riferimento e aiuta a creare un’atmosfera fiabesca in cui creature sovrannaturali e atmosfere perturbanti si integrano naturalmente in situazioni ordinarie. Quando scopriamo cosa si nasconde dietro la scomparsa di Christian l’autore ci pone difronte ad una scena di giochi infantili, ne vediamo la crudeltà, ma è difficile pronunciare o anche solo immaginare un giudizio, una condanna. È quindi naturale, nel discorso narrativo, che il protagonista cerchi in un mondo occulto e oscuro la soluzione ad un mistero che rischia comunque di non riuscire a comprendere. Il vicino di casa si trasforma in un lupo mannaro e Sophie in un vampiro, nel delirio della febbre Polo affronta paure e pregiudizi che dovrà pian piano decostruire ed affrontare in modo più consapevole nel percorso che lo porterà ad essere adulto. Lo spazio aperto e lo spazio chiuso della casa si confondono e giocano con i significati della narrazione nel movimento tra “dentro e fuori” e tra “heimlich e unheimlich”. Ma se ciò che è perturbante entra nello spazio intimo, casalingo (heimlich vuol dire consueto, “di casa”, conosciuto) e ciò che è di casa, come un sofà, finisce nello spazio aperto e incustodito, che ordine si deve dare alle cose?

“Hai mai pensato che i difetti rendano tutto più interessante?” Sandoval esplicita uno dei messaggi centrali dell’opera e che può essere usato dal lettore come chiave per decodificare l’intero impianto narrativo. Forse a noi dei Dialoghi sarebbe piaciuto avere ancora più da indagare, ma ci è restata l’impressione che negli scambi tra consueto e misterioso ci sia ancora da scavare.

 

Grazie a tutti i partecipanti al gruppo di Dialoghi a fumetti e soprattutto a Luigi Cecchi per la bella immagine omaggio. Alla prossima recensione condivisa!