Dieci volumi di strisce

di Ilaria Troncacci

 

Da “Drizzit – Le migliori Pagine della mia Vita”

Quest’ultima Lettura Rinfrescante giunge in un clima meno torrido, ma in un tempo sempre più confuso, tanto da pensare che sarebbe meglio parlare di letture stabilizzanti. E allora, trattandosi di Drizzit, una serie che, giunta ormai al suo decimo volume, è riuscita a mantenere coerenza di stile e contenuti, l’idea di stabilità sembra ancora più calzante nella definizione di questo “consiglio di lettura”.

Andiamo con ordine. Drizzit di Luigi Cecchi è una striscia a fumetti che nasce come webcomic, ma che come ogni opera autentica sfugge a una categorizzazione univoca. Se infatti la “striscia” ha come tratto distintivo quello della chiusura e della possibilità quindi di essere un’unità narrativa autonoma, scopriamo presto che Drizzit è molto di più. Al di là della chiusura umoristica o ironica di ciascuna striscia, l’autore ci fa immergere vignetta dopo vignetta in un mondo coerente e credibile e in una storia dagli sviluppi coinvolgenti.

I personaggi, nelle strisce a fumetti, sono spesso maschere immutabili, basti pensare a Charlie Brown che non solo non cresce, ma è eternamente bloccato in una realtà in cui non riuscirà mai a parlare con la bambina dai capelli rossi e questo perché la riconoscibilità dei personaggi è strumentale alla riflessione o al funzionamento del meccanismo umoristico. In Drizzit invece non esistono maschere, ma relazioni che evolvono e personaggi che crescono e lentamente invecchiano, grazie soprattutto alle relazioni e non solo al susseguirsi di eventi avventurosi. L’elemento del tempo che trascorre è così palpabile nella narrazione che l’unica protagonista umana della serie, Katy, è continuamente incalzata dall’idea della morte e dalla finitezza della propria vita. Già, perché Drizzit è una striscia umoristica ambientata in un mondo fantasy e quindi gli umani sembrano fare da sfondo in un mondo popolato da esseri magici, demoni e popoli incredibilmente longevi. Un mondo in cui gli dei interagiscono con i propri seguaci e in cui l’aldilà è governato da una popolazione di burocrati.

Da “Le 16 Fatiche di Drizzit – La Sfida dell’Oste di Topple”

Fin dal principio capiamo che i personaggi rifiutano il proprio ruolo, l’autore ribalta i canoni e gli stereotipi del fantasy e ci invita ad andare più a fondo. Non è un caso che i personaggi sappiano di essere all’interno di un fumetto e che siano spesso apertamente in disaccordo con il proprio autore.

La credibilità delle situazioni che ci vengono proposte e la verosimiglianza dei personaggi, ci svela che ad essere parodizzate non sono certo le opere di R.A. Salvatore, a cui i nomi dei protagonisti e il titolo dell’opera si rifanno, ma il nostro mondo. Ed ecco che Drizzit, un elfo scuro che rifiuta di vivere secondo le regole di malvagità e violenza del suo popolo, è una bussola morale che ci accompagna per tutto il fumetto.

Da “Drizzit – Niente finisce davvero”

La caratteristica fondamentale di Drizzit, la maschera da cui il suo personaggio si sviluppa, è senza dubbio quella della bontà, continuamente comunicata e dimostrata al lettore. Partendo quindi dall’assunto che Drizzit è buono, l’autore declina l’idea di giustizia e bontà in modo tutt’altro che banale spingendo il lettore ad acquisire il punto di vista del suo protagonista e a porsi molte domande, eventualmente arrivando alla riflessione sul proprio agire quotidiano.

Per esempio, Drizzit sceglie consapevolmente di avere fiducia negli altri, anche a costo di risultare ingenuo, anche a costo di fare apparentemente la cosa sbagliata ed essere emarginato. Crede nella bontà delle persone e nella possibilità di cambiare, la sua dedizione ai rapporti diventa spesso motore per le avventure che si trova a vivere e fa della speranza di poter tirare fuori il buono anche dalla malvagia strega Baba Yaga una sua missione personale, di cui ancora non conosciamo l’esito.

Anche quando privato dell’amore (non in senso figurato, ma letterale: un’incantesimo potente toglie a  Drizzit il sentimento dell’amore) e anche tra le tante dissonanze che il lettore attento riesce a cogliere, il protagonista riesce comunque a mantenersi sulla strada giusta e a non tradire mai se stesso.

Le “avventure”, situazioni che il protagonista affronta, tecnicamente nella scia del classico romanzo epico, mettono in mostra l’assurdo e a volte il grottesco del nostro mondo. Non è strano infatti trovare Drizzit e il suo gruppo alle prese con una setta di cacciatori machisti, misogini e volgari o con un gruppo di intellettuali spocchiosi decisi a mettere al bando una lettera dell’alfabeto perché non ritenuta abbastanza meritevole.

Da “Le 16 Fatiche di Drizzit – Il Ritorno di Baba Yaga”

Nell’azione narrativa l’autore arma il lettore con l’ironia che non solo lo aiuta a decodificare il messaggio nel fumetto, ma lo aiuta a leggere il proprio mondo nella stessa ottica. Non si salva nulla, dalle idee della magia convogliate nei fantasy di serie c, ai corpi dismorfici degli eroi dell’immaginario contemporaneo… Davanti a situazioni grottesche e paradossali l’autore invita ad usare sempre l’ironia, soprattutto per sovvertire ingiustizie o brutture e per combattere l’ignoranza che spesso le genera. Uno dei punti di forza di questa serie sta proprio nell’essere, come il suo protagonista, fedele a se stessa. È una striscia a fumetti, e come tale non diventa mai inutilmente didascalica, non tradisce mai il suo intento umoristico e non dà risposte, ma prende sempre una posizione evidenziando i conflitti.

Da “Le 16 Fatiche di Drizzit – La Sfida dell’Oste di Topple”

Da sottolineare ancora è che Drizzit nasce e rimane un webcomic, le sue strisce sono cioè tutte fruibili gratuitamente online dalla pagina FB dedicata. Luigi Cecchi mostra consapevolezza e grande maturità nel gestire questo tipo di pubblicazione, caratteristiche che purtroppo a volte mancano a fumettisti che fanno il proprio esordio nel mondo dei social network. Non ha avuto bisogno, Luigi Cecchi – che è anche uno scrittore affermato e riconosciuto dalla critica – dell’aiuto di un editore per incanalare la propria creatività in senso artistico e per riuscire ad evitare, in quasi dieci anni, di rincorrere il gusto variabile di un pubblico sempre più ineducato – e anche nell’edizione cartacea le strisce restano immutate. L’autore dimostra anzi ogni giorno di conoscere il suo pubblico e, anziché cedere a facili logiche di mutuo compiacimento, striscia dopo striscia gioca con i lettori -persino facendoli entrare nelle scelte narrative- sfidandoli ogni volta a scendere più in profondità, a riconsiderare un punto di vista e a volte, a sospendere il giudizio e a prendere in considerazione realtà complesse e autentiche.

 

 

Tutti questi spunti ed espedienti narrativi e comunicativi, rendono profondità al fenomeno dei webcomic, perché giocano con il pubblico web che può interagire in tempo reale, ed evidenziano le possibilità di una lettura “aumentata”. Ma c’è di più citando la cultura pop dei libri game, giocando con il citazionismo e l’intertestualità, e, come nell’immagine qui presentata, utilizzando il “crossover” con i personaggi di altri suoi fumetti, Luigi Cecchi svela la labilità del confine tra la narrazione autobiografica del fumetto The Author – in cui l’autore ritrae se stesso nelle sue relazioni – e la striscia parodica di Drizzit, facendoci intuire collegamenti, somiglianze e differenze a livello profondo e quindi anche lavorando in senso metacritico sull’errore sempre più frequente di chi ritiene che esistano narrazioni solo “di verità” e narrazioni di finzione. Tutto questo intessuto in un fumetto che resta aperto a ogni pubblico, senza voler intercettare necessariamente un pubblico di “intellettuali”.

Drizzit è una striscia a fumetti praticamente unica nel suo genere, e l’autore è riuscito con dedizione e costanza a dimostrare che non esistono mezzi più degni di altri quando il messaggio che si vuole trasmettere è autentico.

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