Presto o tardi, tutti i nostri giochi diventano Calvinball – ovvero – La letteratura orizzontale di Paola Del Zoppo

Presto o tardi, tutti i nostri giochi diventano Calvinball – ovvero – La letteratura orizzontale di Paola Del Zoppo

Proponiamo un testo di qualche tempo fa di Paola Del Zoppo, ringraziando SenzaZucchero e l’autrice per il permesso. Potete leggerlo oggi, per tanti motivi: Lo proponiamo anche noi per tanti motivi che ognuno intuirà, il più superficiale dei quali è che i fumetti sono letteratura. O non lo sono. Se non lo sono, e voi lo riconoscete, e qualcuno dice che lo sono, quel qualcuno sta mettendo in orizzontale cose oblique. A noi piace citare Watterson: “Presto o tardi, tutti i giochi diventano Calvinball”. Chi vuol leggere, sa leggere. Tra le righe, tra le linee, tra i ballon.

 

Letteratura orizzontale: istruzioni per l’uso – di Paola Del Zoppo

 

Istruzioni per l’uso: Letteratura orizzontale

di Paola Del Zoppo

La letteratura orizzontale è quella letteratura dei nostri giorni in cui nulla si solleva dal piano. È una letteratura che esiste da sempre, ma che adesso e da alcuni decenni ha le sue maggiori chance di successo. La letteratura orizzontale non è necessariamente letteratura di mass-market, anche se quella è la sua vocazione primaria: tale vocazione va sviluppata il più energicamente possibile per ottenere risultati significativi. La pubblicazione di letteratura orizzontale è altamente consigliata a tutti gli editori che vogliano stare al passo con il mercato e l’evoluzione dello stesso, ma soprattutto che vogliano stabilire un rapporto profondo e duraturo con il lettore.

Premessa: La letteratura orizzontale si può esprimere per comodità in una funzione che si collochi tutta nei reali, e non presenta asintoti verticali: un asintoto verticale esiste solo se ci sono dei candidati asintoti nel campo d’esistenza. La letteratura orizzontale è causa ed effetto dell’attaccamento al piano dei reali. La letteratura orizzontale spesso si sviluppa per quantità di pagine e non per profondità: f è derivabile e f’ (x) = 0, quindi f ha in x un punto stazionario (dove f ha la tangente parallela all’asse x).

Linee guida: L’editore che voglia accostarsi alla pubblicazione di questo genere di letteratura dovrà massimizzare le seguenti variabili:

  1. E [Egocentrismo]: la letteratura orizzontale non sperimenta, men che mai linguisticamente. Un linguaggio – appunto – piano, neutro, ne caratterizza ogni piega. Nella poesia, per sua natura “verticale”, l’orizzontalità è più complessa da raggiungere, e di solito lo scrittore-poeta si concentra su se stesso fino al punto da contrarre i testi all’orizzontalità.
    2. A [Autocompiacimento] la letteratura orizzontale, come si intuisce dal punto 1. è una letteratura in cui lo scrittore è il centro del testo. Massimi risultati si ottengono se questa centralità rimane celata e non dichiarata da diciture quali “autobiografia” o “relazione di” o “pensieri su”.
    3. P [Pruderie]: la letteratura orizzontale ammanta di significato eventi, relazioni, condizioni umane banali. Spesso le ammanta di eversività tramite la finta provocatorietà di tematiche che si coniugano con gli argomenti che insistono su quella pruderie in cui dalla fine dell’Ottocento in poi siamo immersi: tradimenti, sesso, maternità, sofferenze, sono tematiche care alla letteratura orizzontale. Bisogna però fare attenzione a non svilupparle mai nella loro complessità, mantenendo sempre una visione univoca e unilaterale di ogni sviluppo senza mai accentuare la complessità della realtà umana. È molto importante, al fine di attrarre e confortare anche il pubblico dei benpensanti, non forzare mai troppo gli argini del politically correct.
    4. L [Lusinga]: la letteratura orizzontale, soprattutto ai massimi valori di E, A e P, lusinga il lettore nelle sue capacità, non mettendolo in crisi ma confortandolo nelle sue conoscenze e velleità.
    5. G [Genere]: la letteratura orizzontale si giova delle definizioni di genere per collocare l’uno o l’altro testo a diversi valori di x.

Corollario al punto 5. Il genere è diventato, negli anni, non uno strumento di lettura ma uno strumento di scrittura. Il “genere” si insegna nelle scuole di scrittura. La voce dell’autore si subordina così al genere e non viceversa. Quando ciò accade, siamo di fronte a grandiosi capolavori di letteratura orizzontale.

  1. M [Morboso]:la letteratura orizzontale è morbosa.
  2. E [Ecosistema]: la letteratura orizzontale prolifera in tempi utili solo in un mondo letterario orizzontale. Case editrici orizzontali, che tengono la posizione ed evitano oscillazioni. Bisogna quindi impegnarsi a mantenere l’ecosistema e incoraggiare gli altri agenti dell’ecosistema a svilupparlo. Copertine orizzontali. Prefazioni o postfazioni orizzontali, ancor meglio se inutili. Critica letteraria e giornalismo culturale orizzontale.

Corollario al punto 7. Copertine e prefazioni possono servire, in casi estremi, a contenere slanci verticali che metterebbero in discussione la stabilità della funzione. Può essere molto utile, infatti, per rientrare nei canoni della letteratura orizzontale, associare a un libro verticale, un classico o un classico moderno, ad esempio, che rischi di spiazzare troppo il lettore, una prefazione di un autore mediocre ancorché conosciuto, o, in casi estremi, di cantanti o attori, o personaggi televisivi. Il lettore si sente confortato: la sua propensione all’orizzontalità è salva. La prefazione deve banalizzare il più possibile e possibilmente stabilire connessioni gratuite e superflue con la vita del prefatore o con le sue inclinazioni, meglio se condite di aneddotica. L’associazione tra prefatore e testo deve però essere labile e dettata da canoni riconoscibili tra i pilastri della letteratura orizzontale: avremo così prefazioni di “romanzi di letteratura femminile” assegnate a mediocri scrittrici di mass-market molto note al pubblico, o a personaggi del mondo dello spettacolo che rappresentino una femminilità “libera” e autonoma, un’ideale evoluzione dei personaggi protagonisti dei libri. Un buon esempio di operazione editoriale orizzontale potrebbe essere Emma di Jane Austen con prefazione di Paris Hilton, Persuasione si assegnerebbe con proprietà a Oprah Winfrey. Grande impatto hanno prefazioni e introduzioni di cantanti e musicisti. Stesso discorso per le copertine. Si immagini dunque un libro di letteratura a pericolosa tendenza verticale, che rischia di sfuggire alla categorizzazione di genere. È possibile, nella gran parte dei casi, soffocare gli slanci eccessivi di tale tipo di libri avvolgendoli in copertine patinate e ammiccanti. Per il Robinson Crusoe si prediligerà allora un Chris Hemsworth a torso nudo, per Lady Roxana, perché no, una seducente immagine sadomaso di Scarlett Johansson che ammicca sbucando da un sipario. Un altro tipo di copertina che ben si coniuga con la letteratura orizzontale è la copertina-specchio: immagine a tutta pagina di un volto che guarda il lettore o un luogo lontano e indefinito, producendo “immediata immedesimazione”, come molti esperti ricordano. Il critico letterario e la stampa culturale orizzontale che sappiano svolgere davvero il proprio lavoro si concentreranno con attenzione solo su questi elementi paratestuali, piuttosto che sul libro stesso – per evitare lo sconcerto nel lettore che lo allontanerebbe dall’opera – e prediligeranno la pubblicazione di estratti di prefazioni dei suddetti idoli e/o immagini di copertine a tutta pagina. L’editore deve incoraggiare questo trend.

  1.  S [Sciatteria]:termine abusato da un certo tipo di critica intellettuale, e dunque rigettato, è invece da rivalutare nell’ambito della produzione di buona letteratura orizzontale. Il lavoro della casa editrice non interessa affatto al lettore, che, come menzionato sopra, è più attratto da fattori confortanti come la confidenza con il prefatore o la riconoscibilità della copertina. Anzi, eventuali sviste, e soprattutto la percezione che l’editore è “uno come noi”, aiutano e incoraggiano il lettore nel suo rapporto con il libro. Dunque, è bene lasciare i testi a tratti male editati o male assemblati, puntando sulla tenerezza del fruitore.
    9. A [Assenza]: la letteratura orizzontale manca totalmente di fantasia. Tutte le situazioni descritte devono essere assimilabili al reale (vedi premessa). Un libro di letteratura rosa orizzontale deve essere talmente banalmente reale da sfiorare la funzione delle agenzie matrimoniali.
    10. C [Canone]: la letteratura orizzontale ha un suo canone in antichi capolavori novecenteschi come Il gabbiano Jonathan Livingstone o Il Piccolo Principe o Siddharta. Volumetti a larga fruizione con ricette per ogni lettore. Utili anche e soprattutto per esercitare il citazionismo, di cui poi si nutrirà tanta altra letteratura orizzontale.

Corollario al punto 10: non è necessario che un libro nasca come letteratura orizzontale per diventare un classico della letteratura orizzontale. Può svilupparsi in tal senso, come già visto, tramite paratesti e confezione, talvolta tramite le dinamiche di ricezione. È bene che l’editore che si accosta a questo tipo di letteratura ne padroneggi il canone e ne tragga ispirazione.

Noi di Laputa ci associamo così:

Il testo è stato pubblicato su senzazuccheroblog:

Letteratura orizzontale: istruzioni per l’uso – di Paola Del Zoppo

 

Il cadavere e il sofà

Il cadavere e il sofà

Il cadavere e il sofà – Tony Sandoval

Durante il secondo incontro di Dialoghi a Fumetti abbiamo parlato di: Il cadavere e il sofà di Tony Sandoval, tradotto da Cristiana D’Onofrio e pubblicato in Italia da Tunuè.

© Luigi Cecchi 2017

 

Il fumetto ripercorre l’estate di Polo, immersa nell’atmosfera rarefatta e quasi onirica del paesino di Esperanza. L’estate inizia all’insegna di un mistero, la scomparsa di un ragazzo di nome Christian, sebbene l’evento sembri non intaccare eccessivamente l’immobilità della provincia o la percezione che Polo ha di essa. Della tragedia non sentiamo che un’eco nell’incerta inquietudine del protagonista che identifica nell’episodio il motivo della sua solitudine. Polo, la cui età rimane volutamente imprecisata, dimostra una curiosità morbosa nei confronti del cadavere ritrovato in un campo, non prova spavento, anzi, ne è affascinato, mentre nei suoi incubi prendono forma creature mostruose, lupi mannari e vampiri, paure forse più facilmente riconducibili alla fantasia di un bambino.

A sconvolgere invece l’equilibrio è l’arrivo di Sophie, una ragazza che porta in sé la distanza. Proprio come nei romanzi dell’Ottocento, Sophie è l’unheimlich, il perturbante, e ne conserva tutte le caratteristiche. E’ attraente, risveglia nel protagonista Il turbamento e l’inquietudine, e pian piano Polo vive anche il mondo di Sophie e noi con lui. Il punto di vista che Sandoval ci restituisce è infatti focalizzato internamente su Polo. Assistiamo ai suoi incubi e pian piano leggiamo il mondo attraverso il suo sguardo di ragazzo. Così la narrazione disattende di frequente le aspettative del lettore.  La difficoltà nell’identificare l’età dei personaggi concorre nel confondere i punti di riferimento e aiuta a creare un’atmosfera fiabesca in cui creature sovrannaturali e atmosfere perturbanti si integrano naturalmente in situazioni ordinarie. Quando scopriamo cosa si nasconde dietro la scomparsa di Christian l’autore ci pone difronte ad una scena di giochi infantili, ne vediamo la crudeltà, ma è difficile pronunciare o anche solo immaginare un giudizio, una condanna. È quindi naturale, nel discorso narrativo, che il protagonista cerchi in un mondo occulto e oscuro la soluzione ad un mistero che rischia comunque di non riuscire a comprendere. Il vicino di casa si trasforma in un lupo mannaro e Sophie in un vampiro, nel delirio della febbre Polo affronta paure e pregiudizi che dovrà pian piano decostruire ed affrontare in modo più consapevole nel percorso che lo porterà ad essere adulto. Lo spazio aperto e lo spazio chiuso della casa si confondono e giocano con i significati della narrazione nel movimento tra “dentro e fuori” e tra “heimlich e unheimlich”. Ma se ciò che è perturbante entra nello spazio intimo, casalingo (heimlich vuol dire consueto, “di casa”, conosciuto) e ciò che è di casa, come un sofà, finisce nello spazio aperto e incustodito, che ordine si deve dare alle cose?

“Hai mai pensato che i difetti rendano tutto più interessante?” Sandoval esplicita uno dei messaggi centrali dell’opera e che può essere usato dal lettore come chiave per decodificare l’intero impianto narrativo. Forse a noi dei Dialoghi sarebbe piaciuto avere ancora più da indagare, ma ci è restata l’impressione che negli scambi tra consueto e misterioso ci sia ancora da scavare.

 

Grazie a tutti i partecipanti al gruppo di Dialoghi a fumetti e soprattutto a Luigi Cecchi per la bella immagine omaggio. Alla prossima recensione condivisa!

Nameless di Grant Morrison e Chris Burnham

Nameless di Grant Morrison e Chris Burnham

 

Nameless scritto da Grant Morrison, disegnato da Chris Burnham, e colorato da Nathan Fairbairn è stato oggetto del terzo incontro del gruppo di lettura “Dialoghi a fumetti”. In Italia è pubblicato dalla SaldaPress, nella traduzione di Leonardo Rizzi.

Nameless ci è apparso fin da subito un fumetto particolare, innanzitutto per un target più definito. I fumetti letti in precedenza erano senza dubbio adatti a lettori di età differenti, mentre questo fumetto, per la complessità della narrazione e per la natura dei temi trattati, ci è sembrato più adatto ad un pubblico adulto.

© Luigi Cecchi 2017

Stilisticamente il fumetto si presenta con le stesse caratteristiche di un fumetto americano di supereroi: vignette spezzate, testo molto fitto e incolonnato che risponde a logiche tipografiche. È da tenere presente che il formato originale prevede la pubblicazione in volumetti di sole 36 pagine, è quindi necessario per l’autore far sì che il lettore sia catturato dalla storia sfruttando al massimo il poco spazio a disposizione. Le scene più violente o più crude compaiono segnalando i passaggi narrativi che originariamente segnavano i volumi, creando suspence e giocando con le aspettative e l’orrore del lettore.

La veste grafica si attaglia però facilmente alla narrazione, adattandosi ai momenti della storia e allo stato d’animo dei protagonisti, assecondandone anzi le variazioni e l’andamento, sottolineando con cambiamenti cromatici al limite dello psichedelico il distaccamento dalla realtà del protagonista, i suoi incubi e le sue psicosi.

L’interpretazione ha dato spazio ad una bella e ricca discussione, proprio perché il fumetto non presenta una narrazione lineare e apre la strada a diverse letture.

 

 

Morrison gioca in modo scaltro con le aspettative del lettore, e il susseguirsi di rimandi che vanno dalla fantascienza alla psicologia, dall’occultismo alla scienza aiutano il lettore ad addentrarsi nell’opera seguendo un percorso del tutto personale ed è questa “sfida” che spinge il lettore ad immergersi in un mondo che rimarrebbe altrimenti respingente. Nel contempo, l’intertestualità stessa rappresenta il cliché da scardinare. La tecnica intertestuale rivela infatti anche l’ironia dell’impostazione e si pone talvolta come trappola, come carta adesiva che adesca il lettore e lo vincola più o meno consciamente a una lettura che può poi rivelarsi errata. Questo procedimento, unito a una narrazione di per sé non lineare, con continui salti temporali e spaziali e con incursioni nelle allucinazioni o nei sogni dei protagonisti, concorre ad accentuare il senso di spaesamento del lettore. Personaggi indefiniti (anche il protagonista rimane “Senzanome”), situazioni macabre e angoscianti, tutto è un vortice che attira il lettore nell’a-razionale. Ma è in questo stesso gioco di rimandi e richiami che l’autore ci propone degli appigli, e ricodificando, troviamo un modo per addentrarci e scorgere le sfaccettature del mondo ostile rappresentato nel fumetto.

 

 

L’autore ci mostra un’umanità che messa difronte alla paura della fine perde se stessa e sfoga in istinti disumani la propria disperazione. Le domande archetipiche “chi sono e cosa faccio qui”, lasciano spazio a risposte inquietanti che affondano le radici nell’oscurità di cui ciascuno può cadere vittima, come certamente l’autore vuole dimostrare con questa opera.

Il fulcro centrale della storia appare la domanda “che cos’è essere umano”, laddove, nel corso della discussione le possibili interpretazioni hanno fatto scontrare punti di vista diversi, anche antitetici. Chiedersi cosa vuol dire essere umani è stato individuato da alcuni lettori come sintomo di una dissociazione indotta. In una realtà in cui tutto è possibile, in cui i confini di giusto e sbagliato si assottigliano è facile perdere sé stessi e la propria umanità, trovandosi quindi ad interrogarsi sulla propria natura.

Ma nel corso della discussione è stato sottolineato come proprio l’ancorarsi a quella domanda sia, per il protagonista, un richiamo della ragione a non lasciarsi sopraffare dall’orrore di cui è protagonista e forse complice.

Utilizzando stilemi e sottotracce tipici della letteratura del sovrannaturale, dell’occulto e del demoniaco, è evidente che l’opera si concentra proprio sull’umanità nei suoi molti aspetti, e in particolare sulla condizione umana contemporanea e sulla società globale, con i molti mali che la affliggono. Ma forse in questo panorama apocalittico l’autore lascia uno spiraglio di speranza, perché quando il pericolo è scampato e la paura non controlla più le menti delle persone, queste riconoscono i crimini che hanno commesso, si guardano le mani e trovandole imbrattate di sangue comprendono. Quel lieve spiraglio di dolore è un’immagine che l’autore ci propone per ricordarci che “essere umano” è e deve essere anche provare dolore per sofferenze al di fuori di noi, com-patire, e così avere una possibilità individuale di accettare le proprie responsabilità.

LA POESIA

Quando abbiamo letto Nameless non avevamo ancora pensato a leggere una poesia associata a ogni fumetto. Ma nello scrivere la recensione condivisa ci è venuta in mente la bellissima poesia di Dylan Thomas, And Death Shall Have no Dominion. Qui nella traduzione di Ariodante Marianni e, di seguito, in versione originale. Sul bel blog POTLATCH – molto interessante per chiunque ami la poesia – si trova una registrazione molto nitida della poesia in inglese letta ad alta voce da Dylan Thomas.

Dylan Thomas

E LA MORTE NON AVRÀ PIÙ DOMINIO

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benchè ammattiscano saranno sani di mente,
Benchè spofondino in mare risaliranno a galla,
Benchè gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani  gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché matti e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino e che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.

 

DYLAN THOMAS

AND DEATH SHALL HAVE NO DOMINION

And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan’t crack;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.

 

Ringraziamo tutti i partecipanti a Dialoghi a fumetti per la recensione, e Luigi Cecchi per la splendida immagine-omaggio.

Seconds di Bryan Lee O’Malley

Seconds di Bryan Lee O’Malley

Ripartono gli appuntamenti di “Dialoghi a fumetti” e con il nuovo inizio arrivano anche le nostre recensioni condivise. Con ogni recensione ci piacerebbe raccogliere quanto emerso dal dialogo e dall’incontro del gruppo e condividere le nostre riflessioni sui fumetti letti.

Lo scorso 17 settembre si è parlato di Seconds di Bryan Lee O’Malley, edito in Italia da Rizzoli Lizard, nella traduzione di Mariella Martucci.

Negli incontri di Dialoghi a fumetti “leggiamo” un fumetto insieme. Non immaginatevi però una calca di persone intorno ad un singolo volume e neanche un cerchio di figure silenziose a testa china, dove una voce spicca e di sottofondo solo le pagine che scorrono tra le dita. Ognuno aveva già in testa la storia e le immagini, eravamo insieme per discuterne: l’incontro è stato un’ulteriore esperienza di lettura.

© Luigi Cecchi 2017

La protagonista di Seconds è Katie, ventinovenne ormai di gran fama all’interno della sua cittadina, perché riconosciuta come grande chef del ristorante Seconds, che aveva fondato insieme a suoi amici di sempre. Il successo l’ha sempre accompagnata. Ma con il tempo la nostra protagonista si rende conto di non appartenere più a quel locale. Lo sente stretto, non riconosce più il valore che aveva per lei, percepisce in maniera inizialmente sfumata una opacità nelle relazioni con lo staff, che è cambiato negli anni. Decide allora di dedicarsi all’apertura in parallelo di un altro ristorante, davvero suo, dove esprimere di nuovo se stessa. L’idea di aver già raggiunto l’apice della sua carriera senza aver compiuto un percorso, forse la reprime e comunque la spaventa. Un pensiero consapevole e adulto, che lei però non riesce ad affrontare. Il progetto,  il cambiamento, la turbano e Katie si rifugerà in pensieri ed azioni che di fatto le impediscono di scegliere.

Nella storia di Katie e del ristorante Seconds, abbiamo inizialmente individuato anche il racconto del percorso dell’autore che, come la protagonista del fumetto, si è trovato poco più che trentenne ad avere un notevole successo. Abbiamo immaginato che l’autore, come la protagonista, si sia sentito insoddisfatto e intrappolato trovandosi, ancora giovane e con tanto ancora da dire o da fare, a dover rispondere di un successo marchiato già come capolavoro e quindi forse come apice di una intera carriera.

Il personaggio di Katie, resta comunque molto più di un alter ego dell’autore. La ragazza incarna infatti in modo più ampio le problematicità del passaggio alla vita adulta, con tutte le difficoltà e le paure che questo comporta. Katie sogna di poter essere qualcosa di diverso, di compiuto, ma teme il cambiamento e questo la porta ad evitare di scegliere.

Qualcuno di noi ha individuato nella protagonista l’immagine di qualcuno alla ricerca spasmodica di una perfezione che rimane però indefinita, perché risponde a standard imposti da altri o perché maschera forse la paura di scegliere e convivere con le possibili conseguenze. L’idea di voler raggiungere una perfezione, il seguire standard non suoi e l’intraprendere relazioni non limpide sono espressioni di un momento di stallo.

In questo contesto l’autore inserisce un elemento fantastico, in cui la protagonista trova un vero momento di confronto: lo spirito della casa donerà a Katie il potere di avere seconde possibilità, fino ad arrivare ad uno scombussolamento del mondo, all’avvicendarsi di eventi oltre la realtà che entreranno nella sua vita “non gestita” e faranno capire a Katie chi è davvero e l’importanza di farsi responsabili delle proprie scelte. Il viaggio nel fantastico, in perfetto stile fiabesco, si apre con l’incontro con Hazel, una ragazza che lavora nel Seconds, sapiente di miti e fiabe

Narrato in modo eccellente, con illustrazioni semplici e efficaci di uno stile non categorizzabile che è proprio di Bryan Lee O’Malley, questo fumetto dimostra essere un pieno sviluppo e crescita delle capacità artistiche dell’autore, forse anche lui, come la chef, etichettato come oramai “realizzato” per la sua opera precedente. Scott Pilgrim, forse addirittura incapace di svilupparsi oltre.  Questo è osservabile dalla capacità con cui mette in risalto le emozioni e i particolari dell’opera in un disegno così essenziale e il sapiente uso dell’elemento fantastico (meno presente nelle altre opere), riportato con un tratto più ricco di dettagli, completamente differente dal mondo reale di Katie, a elevarne il forte impatto che questa “magia” ha su di noi. A ricordare cosa davvero è reale nel concetto di “crescita”. Seconds tratta il vero e necessario cambiamento alla vita adulta, presentando strumenti efficaci e non a questa evoluzione. Responsabilità, identità e relazione sono le parole chiavi.

L’autore gioca con i personaggi e con le relazioni tra questi mostrandoci variabili e costanti nei tanti mondi narrati che vengono a crearsi man mano che la protagonista fa uso del potere che le viene concesso: i personaggi che si delineano come costanti rappresentano quindi anche le relazioni autentiche che la protagonista vive, sebbene fatichi a riconoscerle come tali. Ma l’autore ci mostra anche come la protagonista manchi inizialmente di relazioni in grado di offrirle un vero confronto, ed è naturalmente significativo che questo coincida con una fase di stallo nella vita di Katie. Solo l’incontro con Hazel, cameriera “eccentrica” rispetto al contesto e quasi invisibile, e la percezione dello spirito della casa, costringeranno infine la protagonista a fare i conti con sé stessa e a mettere in discussione le sue certezze riguardo la vita perfetta a cui crede di dover aspirare. Come nei classici romanzi Ottocenteschi, è l’elemento perturbante a rivelare di volta in volta una verità magari provvisoria, ma utile allo svelamento delle convenzioni. E’ molto chiaro, ad esempio, il rovesciamento continuo della storia d’amore di Katie, che di volta in volta prende una piega inautentica (prima convenzionalmente perfetta, poi convenzionalmente imperfetta e così via).

E’ dunque la traccia fantastica a indicarci una via nel ginepraio di situazioni di cui Katie diventa protagonista passiva. Mano a mano che le situazioni si complicano, la “magia” si trasformerà lentamente in inquietudine e smarrimento, poi darà una chiave di lettura. Ci è sembrato molto interessante come gli elementi mitici, a tratti fiabeschi, presenti nel fumetto, siano legati alla comunicazione di una saggezza antica e di una verità che rende ogni cosa più reale. Questo è particolarmente evidente se ci soffermiamo su quelle tavole che rappresentano la narrazione dell’antica leggenda: il livello di dettaglio di queste illustrazioni è decisamente maggiore rispetto al resto del fumetto, e anzi con la tendenza all’iperrealismo pare che l’autore voglia rendere il livello fantastico più reale del “mondo reale” rappresentato nel resto della narrazione, conferendo importanza alla percezione delle cose, più che alle cose in sé.

Lo spirito della casa, essere dispettoso, ma generoso, che offre inizialmente a Katie il potere di una seconda occasione, oltre ad essere l’incarnazione di questa antica saggezza rappresenta evidentemente anche la fiducia di Katie in se stessa. Invece lo spirito del nuovo ristorante si presenta quando Katie comincia a perdere fiducia in se stessa. Entrambi gli spiriti sono inquieti quando Katie, sicura di non poter fare bene da sola fa ricorso al potere di cambiare eventi considerati sconvenienti, si placano poi di nuovo quando coraggiosamente prende in mano la situazione e affronta con le proprie forze le conseguenze delle sue azioni.

La lettura di Seconds si è dimostrata quindi particolarmente interessante perché, al di là della conclusione, resta un testo “aperto”, che permette e stimola connessioni con molti altri ambiti letterari, e che ci ha spinto alla lettura di una famosa poesia di Robert Frost, che proponiamo qui in originale e nella traduzione poetica di Giovanni Giudici.

© Simi Sherin

The Road not Taken

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I—
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe essendo uno solo, a lungo mi fermai
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, che era buona ugualmente
e aveva forse i titoli migliori
perché era erbosa e poco segnata sembrava;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

Questa storia racconterò con un sospiro
chissà dove fra molto molto tempo:
divergevano due strade in un bosco e io…
Io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.

(da R. Frost, Conoscenza della notte e altre poesie, trad. di G. Giudici, Mondadori, Milano, 1988 – immagine: opera di Simi Sherin ispirata ai versi di Frost)

Seconds lascia al lettore gli strumenti e gli stimoli per trovare la propria strada tra quotidiano e fantastico prospettando con leggerezza e in modo intelligente la possibilità di una vita adulta, autentica e realizzata che sfugga alle categorie imposte o alle aspettative più comuni.

Grazie a tutti i partecipanti, che hanno contribuito ciascuno con le proprie esperienze, sensibilità e competenze. Grazie a Luigi Cecchi per l’immagine-omaggio a Seconds.