“Buona fine e buon principio”.

Le vacanze natalizie stanno scorrendo via velocemente, ma noi di Laputa ci teniamo a consigliarvi qualche bel libro a fumetti da leggere. Magari fate ancora in tempo ad acquistarli o prenderli in prestito nella biblioteca più vicina per leggerli in qualche ora di pausa tra festeggiamenti e pranzi, o magari al sole cittadino nei giorni meno freddi. Ma può anche essere messo da parte e tenuto pronto per il rientro, per il prossimo viaggio in treno, chissà. Potevamo inserirci nelle liste per i regali, ma invece abbiamo pensato di arrivare qualche giorno dopo, così che questi fumetti li prendiate davvero per voi, per leggerli, per pensare, per guardare un pochino più lontano. Iniziamo con l’ultimo letto nei nostri Dialoghi a fumetti (in attesa della recensione condivisa), purtroppo quantomai attuale dati i tristi e desolanti risvolti della politica italiana di accoglienza e crescita interculturale del paese. E con ogni consiglio, ogni giorno, una poesia, com’è oramai nostra abitudine, e qualche link per letture “aumentate”.

 

Shaun Tan. L’approdo. Tunuè.

Nel caso non l’aveste ancora “letto”, questo è un libro che non si può trascurare. La storia, solo immagini e niente parole, di un uomo costretto a trasferirsi lontano dalla famiglia, a ricostruire una vita distrutta dalla guerra, un’identità al di là del territorio per poi ricongiungersi alla moglie e alla figlia in un ciclo di accoglienza e relazioni familiari più intense, va oltre le definizioni che oggi ci piace tanto dare a chi è costretto, per salvare o migliorare la propria esistenza, ad allontanarsi dal proprio luogo natale. Una storia che è di tutti, è stata di tutti, e che oggi, invece che essere patrimonio comune, si continua a distinguere in termini inesatti, sfumati, giustificatori. Siamo tutti “migranti”, viaggiatori, persone che vivono la loro vita in molti luoghi, nel tempo e nello spazio: Shaun Tan lo ricorda con limpidezza, sfumando i confini del ricordo e del sogno, dell’animo e della dura superficie su cui camminiamo. E nella consonanza tra tempo dell’ambientazione e sperimentazione grafica (le tecniche ricordano le avanguardie europee degli anni Dieci e Venti) congiunge un passato che è di tutti a un presente che vogliamo credere solo di pochi.

Come nostra abitudine, al volume leghiamo per associazione una poesia. Quella letta durante i Dialoghi ve la sveleremo insieme alla recensione condivisa. Qui inseriamo una poesia di Georg Heym, Ma io passai il confine, nella bella versione di Anna Maria Curci.

Ma io passai il confine…

Ma io passai il confine.
Su per i monti, là dove c’era ancora la neve
su cui ardeva il sole traversando l’aria sottile.
E la neve penetrò nelle mie scarpe.

Nulla presi con me
se non il mio odio.
Lo coltivo, ora.
Ogni giorno lo innaffio
Con piccole notizie dai giornali
di piccoli omicidi,
sevizie secondarie
e innocue vessazioni.

È così che sono ora.
E non dimentico.
E torno a passare
su per i monti, che ci sia neve,
o che il verde della primavera copra le alture,
o il giallo dell’estate, o il grigio scuro
dell’autunno che attende l’inverno.

Allora sto nel paese che voglio liberare
con una fronte divenuta ghiaccio
negli anni in cui attesi.
Allora sono duri i miei occhi, solcata la mia fronte,
ma la mia parola è ancora lì, la forza del mio linguaggio
e la mia mano, che sa come guidare
la bocca di ferro della rivoltella.

Per le strade vado della città natale,
passando per i campi, che mi andarono persi,
su e giù, su e giù.

Stefan Heym
(traduzione di Anna Maria Curci)

Trovate l’originale sul bellissimo blog Poetarum Silva: https://poetarumsilva.com/2017/12/17/stefan-heym/

E poi…

Qui i link alla pagina di Shaun Tan, ricca di immagini, progetti, arte.

http://www.shauntan.net

Qui il link al trailer del meraviglioso cortometraggio di Shaun Tan, The Lost Thing, premio Oscar 2010.

Sul sito di Tunuè trovate le opere pubblicate in Italia.

Buona lettura, buon viaggio per link e buona fine d’anno!