Laputa è un’isola archetipica, che vola perché deve essere vista da tutte le angolazioni possibili. Noi ne abbiamo focalizzate alcune nel dialogare sull’identità dell’associazione culturale, sugli intenti, sulla cultura e l’umanità e ovviamente sui nostri interessi. Iniziamo dal principio: Laputa, prima puntata.

 

Travels into Several Remote Nations of the World, in Four Parts. By Lemuel Gulliver, First a Surgeon, and then a Captain of Several Ships.

“L’autore parla in succinto della propria nascita, della propria famiglia e dei motivi che primieramente lo indussero a viaggiare, e come, avendo fatto naufragio, si salvasse a nuoto arrivando al paese di Lilliput, dove venne fatto prigioniero e trasportato nell’interno. Mio padre era un piccolo possidente della contea di Nottingham, ed io ero il terzo dei suoi cinque figli. Avevo quattordici anni quando fui mandato a Cambridge, nel Collegio Emmanuele, ove studiai con molta diligenza. Ma dopo qualche tempo la mia famiglia non poté sostenere la spesa, tuttoché modesta, della mia pensione, sicché dovetti lasciare il collegio e sistemarmi a Londra presso il celebre chirurgo Giacomo Bates, dal quale rimasi quattro anni come apprendista. Ma io sentivo che il mio destino m’avrebbe portato a viaggiare per mare, sì che ogni piccola somma che mio padre buon’anima ogni tanto mi mandava, io l’impiegavo nello studio delle matematiche e della navigazione. Infine riuscii a cavar di sotto a mio padre, a mio zio e a qualche altro parente una quarantina di sterline, oltre alla promessa d’una pensione di trenta sterline all’anno, e con questi mezzi mi recai a Leida per laurearmi in medicina; ciò che feci dopo due anni e mezzo, ripromettendomene gran profitto nei miei futuri viaggi di lungo corso.”[1]

 

Laputa, l’isola volante degli scienziati pazzi, è un luogo immaginario descritto nel romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (Dublino, 1667 – 1745). Nel testo il Dr. Lemuel Gulliver ci riporta dei suoi viaggi e delle avventure presso popoli curiosi e sconosciuti, con intento parodico rispetto sia ai viaggi di moda in quel periodo, sia nei confronti delle narrazioni di viaggio, spesso infarcite di particolari inesatti e ovviamente ancora mediate da una visione “eurocentrica” del mondo. I viaggi di Gulliver pubblicato alcuni anni dopo lo straordinario successo del Robinson Crusoe di Daniel Defoe (pubblicato nel 1719), che è a sua volta da molti considerato il capostipite del moderno romanzo d’avventura. I due libri sono oggi considerati soprattutto letteratura per ragazzi, e presentati spesso in edizioni per bambini, ridotte o integrali. Si tratta ovviamente di due romanzi di grande valore letterario e in cui si ravvisa con chiarezza l’intento critico nei confronti della società dell’epoca, così come il richiamo alla possibilità di utopie di diversa natura. Travels into Several Remote Nations of the World, in Four Parts. By Lemuel Gulliver, First a Surgeon, and then a Captain of Several Ships, noto semplicemente come Gulliver’s Travels, è del 1726. Nel testo, la feroce critica alla società del tempo si coniuga splendidamente con gli stilemi del fantastico e della satira. Nei quattro viaggi abbiamo una chiara allegoria dei “paesi-guida” del Settecento (Inghilterra, Francia, in parte alcune regioni tedesche, benché la Germania non esistesse come nazione) e dei vizi dell’animo umano. Ciascun viaggio è un pretesto per irridere un elemento del sistema politico-culturale: il sistema giudiziario, i meccanismi del potere, la politica bellicistica e il progresso a scapito delle virtù umane. Gulliver si trova su Laputa nel suo terzo viaggio, dopo aver incontrato i lillipuziani e i giganti e prima del mondo dei cavalli pensanti.

 

“La “commedia umana” di Swift procede in senso inverso alla Divina Commedia. Il capolavoro dantesco s’inizia col tetro abisso dell’Inferno e progressivamente se ne allontana pei gradi del Purgatorio, fino alla radiosa serenità del Paradiso […] Il capolavoro di Swift s’inizia con l’allegretto dei lillipuziani, e via via si fa più fosco attraverso le esperienze grottesche e nauseabonde di Gulliver nel paese dei giganti, attraverso quella rassegna dell’umana stoltezza e vanità che è il viaggio a Laputa e a Lagado, specie di “elogio della follia”, fino alla disperazione delle ultime parti, la visita agli immortali e la scoperta dell’uomo primitivo ed elementare nella razza degli ya­hoos»” (Mario Praz, Letteratura inglese, da LiberLiber)

 

Laputa è un’isola, o per meglio dire una concrezione rocciosa volante di esattamente 4,5 miglia di diametro, con una base di adamante, manovrata dai suoi abitanti utilizzando un gigantesco magnete. La popolazione dell’isola consiste principalmente di gente erudita nella tecnologia, nell’astronomia, nella matematica e nella musica, ma che non ha alcun interesse a mettere al servizio della vita quotidiana le proprie conoscenze, e vive nella paura che il sole possa “cadere” e distruggere il mondo conosciuto. Le relazioni umane sull’isola sono rarefatte, l’organizzazione è a conduzione maschile, le donne possono chiedere il permesso di allontanarsi dall’isola, permesso che tuttavia non viene quasi mai accordato perché in effetti tendono a non farvi ritorno. Gli scienziati di Laputa scoprono, secondo il racconto di Swift, due lune di Marte che all’epoca erano sconosciute – all’epoca, i due satelliti Deimos e Fobos non erano ancora noti, furono scoperti circa 150 anni dopo – ma sono del tutto incapaci di gestire le proprie vite e le loro relazioni più intime. Le loro mogli, ad esempio, hanno ovviamente tutte relazioni extraconiugali, ma gli abitanti di Laputa non se ne accorgono e in ogni caso non provano sentimenti autentici per altri esseri umani.

 

“Sembra che codesta gente [i laputiani] sia tanto immersa nelle sue profonde meditazioni da trovarsi in uno stato di perpetua distrazione, dimodoché nessuno può parlare né udire i discorsi altrui se qualche impressione esterna non viene a scuotere i suoi organi vocali o uditivi. Perciò le persone benestanti hanno sempre seco un domestico battitore (o climénole, come essi lo chiamano) il quale ne risveglia l’attenzione: né escono mai di casa senza di lui.”

 

Tra case con angoli impossibili e “sbagliati”, vestiti fuori misura e senso estetico quantomeno dubbio, gli abitanti di Laputa vivono in un universo del tutto autoreferenziale, concentrati su se stessi, il che consente a un re tiranno di agire a proprio piacimento.

 

“Il primo accademico [dell’accademia di Lagado] che visitai aveva il volto magro e spaurito da far compassione, la barba e i capelli incolti, la pelle color tabacco, e gli abiti e la camicia del colore stesso della pelle. Egli da otto anni si perdeva dietro un progetto consistente nell’estrarre i raggi del sole dalle zucche, affinché fosse possibile, dopo averli chiusi in boccette ermeticamente tappate, di servirsene per riscaldare l’aria nelle stagioni fredde e umide. Mi disse che sperava, entro i prossimi otto anni, di fornire ai giardini del governatore dei raggi solari a un prezzo conveniente. Si lamentò però d’esser povero, e mi chiese qualche soldo a guisa d’incoraggiamento, tanto più che le zucche erano piuttosto care quell’anno.”

 

[2]

 

L’insegnamento di Swift è feroce e molto chiaro: nulla ha senso, se non è aderente a un’idea di elevazione umana prima che economica e tecnologica. Dove sia l’umanità, lo ricaviamo ex-negativo dalle storture degli abitanti dei luoghi di fantasia.

 

Per chi non conoscesse il testo, su Liber Liber si trova una curata edizione in diversi formati (tra cui un ottimo audiolibro) del testo integrale nella traduzione di Aldo Valori, apparsa nella collana Classici del ridere dell’editore modenese Formìggini, nel 1921. Come ricorda la pagina di Liber Liber dedicata la testo, la collana presentava diverse “prime traduzioni integrali italiane”, “alcune delle quali restano memorabili, perché colmarono incredibili lacune secolari della nostra editoria: Gulliver, appunto, pubblicato la prima volta nel 1913, Gargantua e Pantagruel e Tristram Shandy. Ovviamente sono traduzioni datate, come lo è ogni cosa e persona; ma sono tanto fresche e appassionate, da competere vantaggiosamente ancor oggi con altre traduzioni più recenti.” Nel Catalogo Vegetti della letteratura fantastica si trovano indicazioni sulle diverse edizioni del testo.

 

Sempre su Liber Liber trovate dei suggerimenti di ascolto musicale, con cui potete immergervi nell’atmosfera fantastica del testo, tra cui le splendide sonate per violino di Bach eseguite da Jasha Heifetz, du cui qui trovate delle esecuzioni su youtube. E per arricchire lo sguardo, sul sito Gulliver’s Travels trovate le scansioni dell’opera in lingua originale con delle affascinanti illustrazioni, è un’esperienza di lettura da non perdere. In un sol colpo, presentiamo e confermiamo alcune piccole nostre idee. Non è vero che ci vogliono molti soldi per godere di profondità e bellezza, non è vero che leggere è dispendioso ed evidentemente non è vero che la grande letteratura è difficile e inaccessibile: la fantasia, l’ingegno e la creatività sono la sostanza dell’essere umano… se non si dimentica di dover essere per gli umani.

 

Testo a cura di PDZ per la redazione di L’isola volante.

 

[1] I brani sono tratti dalla versione di Valori del 1921, gratuitamente disponibile online su LiberLiber.

[2] Bellissimo repertorio di immagini: https://www.fulltable.com/vts/p/prb/prb/morten/b.htm