La recensione condivisa di Dialoghi a fumetti

Riprendiamo in estate la pubblicazioni delle nostre “recensioni condivise”. Il nostro gruppo di lettura, Dialoghi a fumetti, nasce proprio con l’intenzione di creare un luogo di lettura condivisa, in cui le riflessioni di tutti si concentrano affinché gli spunti e gli stimoli racchiusi in un fumetto riescano a innestarsi nei mondi di ciascuno.

Il fumetto, sceneggiato da Alan Moore e disegnato e colorato da Brian Bolland, edito dalla DC Comics, in Italia grazie a RW Edizioni. Abbiamo letto la ristampa del 2008, pubblicata in occasione del ventennale dall’uscita, completamente ricolorata dallo stesso Brian Bolland.

I protagonisti di questa vicenda sono il “vigilante mascherato” Batman e il suo più celebre nemico Joker. Ostinato a dimostrare all’intera Gotham come la follia è più vicina di quanto sembri, il pagliaccio rapirà l’uomo più integro della città, James Gordon, per procurargli “una brutta giornata”, che ad avviso di Joker, è il confine che separa tutti dalla psicopatia.

L’intera vicenda viene svolta su piani paralleli. Nel suo agire Joker ricorda l’evento che lo condusse alla follia, presentando ai lettori la persona dietro il sorriso malato. Una serie di flashback presentano un uomo emotivamente fragile nel suo vissuto, ma distaccato dal suo passato, nella degenerazione di una nevrosi da inadeguatezza. Ne sono un esempio grafico nel fumetto le espressioni facciali nelle sue rievocazioni; la fisionomia psicologica del personaggio viene rappresentata nella contrazione dei tratti del volto. Nella dolorosa rievocazione del trauma, il rapporto intensissimo con la moglie è fatto di dialoghi rarefatti spesso interrotti da un semplice sorriso. Ogni aggressione e ogni mancanza sentita come propria  si riflette in modo negativo su un uomo fragile, empatico, emotivo e insicuro. Una offerta di guadagno pericolosa, una grande perdita, lo scontro con Batman, il viso sfigurato: una “brutta giornata”.

Ma è davvero così che è nato il criminale? La verità è incerta. Lo stesso Joker afferma all’interno del fumetto che del suo passato non ha certezza: i ricordi variano in quelli che lui definisce “una scelta multipla”. Quindi ciò che conosciamo potrebbe essere una di queste tante possibilità. Nel discutere il fumetto si è notato come la copertina dello presenti Joker intento a scattare una fotografia, raffigurazione non presente nell’opera, ma creata appositamente. L’idea del personaggio che scatta immagini ha fatto riflettere il gruppo su come tutta la vicenda sia dal suo punto di vista, facendo mettere in dubbio l’attendibilità de narratore.

Batman entra in azione in seguito all’evasione di Joker: “È un po’ che ci penso. A me e a te. A quello che ci succederà, alla fine. Finiremo per ucciderci l’un l’altro, vero?” è un quesito che lo farà riflettere sul suo rapporto con questo nemico. Il racconto pone i due personaggi sullo stesso livello, mostrando quanto questi siano simili nella loro mentalità. L’idea di un sorvegliante mascherato da animale che protegge una intera città, per quanto eroico possa essere, è di per sé una alienazione dal mondo paragonabile alla follia del pagliaccio criminale.

Quali sono i fattori che avvicinano e allontanano questi due personaggi?

Sono entrambi iper-razionalizzanti, con un amore per la nemesi, confinati in un ambiente distopico come Gotham City. Un luogo continuamente cupo, dall’estetica architettonica ai cittadini che lo compongono, forse così rappresentato per una proiezione dei protagonisti. La solarità e la vita comune sono aspetti qui molto distanti. Un esempio ne è Arkham: a Gotham non ci sono prigioni, ma solo un enorme manicomio.

La consapevolezza del proprio trauma e la reazione che il soggetto presenta sono anch’essi elementi fondamentali.

Joker non riesce a far fronte al trauma, tant’è che finirà per comprendere e abbracciare il suo stato di follia. Ma è incline a trovare una continua giustificazione. Batman invece riesce in qualche modo a far fronte alla sua frattura, soprattutto perché Bruce Wayne ha qualcuno accanto, vive delle relazioni più autentiche. Un esempio ne è il fidato maggiordomo Alfred. La lotta al crimine e la salvaguardia della città sono per Bruce sfogo delle sue nevrosi. La dissociazione dalla realtà è simbolicamente una dimostrazione del suo grado di vicinanza con la sua nemesi.

Anche lo status sociale dei due soggetti influisce sulla loro crescita. Uno è di ricca famiglia, e sceglie di utilizzare la sua ricchezza come mezzo di integrazione nella società, mentre Joker è povero e sconosciuto, sorretto emotivamente solo da se stesso e dal suo terribile disagio.

A livello stilistico il fumetto Batman – The Killing Joke esprime con evidenza le caratteristiche dei protagonisti, sa nei tratti del disegno, sia nella struttura del fumetto. Le tavole precise e squadrate creano uno schema di griglie che suggerisce evocativamente l’idea di iper-razionalità.

In chiusura, molti quesiti restano aperti. La pioggia copre tutto, facendo scomparire ogni maschera, per poi iniziare da capo. Dall’inseguimento all’incontro.